
Inizia come un vecchio disco di Lustmord e si chiude come un horror musicato da Angelo Badalamenti. Nel titolo del disco si cita nientemeno che l’Iliade di Omero e tra gli strumenti usati leggiamo: Fender Rhodes Piano, Voice, Minimoog, Organ e… Room. Stanza. Æthenor ha tutta l’aria di essere qualcosa di più della solita collaborazione di Stephen O’Malley. Di fatto, il trio costituito con Daniel O’Sullivan dei Guapo e Vincent De Roguin degli Shora già parla di un secondo disco e vista la qualità del lavoro in questione, la cosa va presa come una buona notizia.
La metafisica inquietudine ambient che si respira tra questi solchi ha come referente più diretto proprio O’Malley. Il suono che nei Sunn O))) è polpa (deteriorata) qui è ectoplasma (I). Un’immagine che si riflette su uno specchio deformante (II). Un’ombra che si allunga a dismisura fino ad ottenebrare un mondo intero (III). Alice che si scopre prigioniera e vittima di una lugubre wonderland (IV). Nel passaggio tra la catacombale fissità della collaborazione con Pita -il progetto KTL - al suono molto più “musicato” e strisciante degli Æthenor, O’Malley ha fatto un progresso considerevole, anche se è largamente coadiuvato dagli altri due. Daniel O’Sullivan soprattutto contribuisce alla causa affrescando visionari ghirigori con il ficcante e onirico sound del Fender Rhodes.
Quello degli Æthenor è un suono che non sfocia mai nel grand guignol. Il trio è abilissimo nel mantenersi in uno stato costante di vacuum onirico, affascinante e mai tedioso, dando l’idea di essere più interessato a suggestionare che ad impressionare. Senon è la cosa migliore firmata da O’Malley finora, poco ci manca.
(7.5/10)