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A Whisper In The Noise – Dry Land (Exile On Mainstream Records / Southern, 18 ottobre 2007)

di Daniele Follero

Si definiscono essi stessi una band di “orchestral garage rock”, una definizione che è tutta un programma, ma che non sembra essere gran che indicativa di un disco che con il concetto di garage ha veramente poco a che fare e che, anzi, si avvicina ad un sound facilmente accostabile al mainstream (malgrado il nome della label che lo produce stia ad indicare il contrario). A Whisper In The Noise, con già due album all’attivo e una carriera che va avanti, in punta di piedi, già da un lustro, prova il salto di qualità affidandosi al solito Steve Albini, senza però ottenere risultati entusiasmanti. Un terreno abbastanza arido, come lo stesso titolo suggerisce, che riesce a dare ben pochi frutti. Partita dai Nine Inch Nails come punto di riferimento principale, la band, con questo terzo album (quarto se si considera anche una collaborazione con i Minnesotas) vira evidentemente verso territori più rassicuranti e molto distanti dagli esordi, raffinando il proprio linguaggio musicale, ma con il rischio, sempre incombente, di una certa banalità.

E’ un disco a due facce, Dry Land, che mette bene in evidenza i limiti e le potenzialità del combo guidato dal leader incontrastato West Thordson che, oltre a suonare il piano, la chitarra e gli strumenti elettronici, si occupa anche, per i 10/11 (fatta eccezione per la conclusiva True Love Will Find You In The End, firmata da Daniel Johnston) dei testi. L’atmosfera generale tende ad un suono scuro, con il pianoforte, il violino (e in alcuni casi la chitarra acustica) in primo piano a costruire linee melodiche semplici e per lo più orecchiabili, ma sempre caratterizzate da una certa vena malinconica e cupa. Uno stile che, nei momenti migliori, ricorda dei Black Earth Procession un po’ annacquati, con escursioni nel post rock slintiano (As We Were; A New Dawn) e addirittura nel progressive alla Gentle Giant (la bellissima Sons, che da sola varrebbe l’ascolto dell’intero disco). Ma che, ahinoi, nella sua versione peggiore scade in una melassa vicina alla peggiore versione dei Radiohead e (addirittura) agli ultimi U2 post Zooropa (You, The Orphan; Awaken To Winter; Beauty’s Grace), che abbassa di molto il livello di un lavoro discografico dagli ottimi spunti, ma che non riesce ad andare oltre una sufficienza dignitosa.

(6.3/10)

 

  • rock cameristico
  1. As We Were
  2. Awaken To Winter
  3. A New Dawn
  4. This Time Its
  5. In Will
  6. Sons
  7. Armament
  8. You The Orphan
  9. Beautys Grace
  10. Go Now
  11. True Love Will Find You In The End