
A lungo annunciato, ecco concretizzarsi, giusto nel momento in cui arrivano notizie di un imminente ritorno della folksinger canadese (da tempo ritiratasi dalla scena musicale), questo progetto fortemente voluto dalla Nonesuch, che ha incaricato un manipolo assortito di fan per una panoramica sulla carriera della Nostra. L’album abbraccia per la maggior parte, e prevedibilmente, i fecondi anni ’70, tra folk-rock e progressivo avvicinamento ai canoni jazz. Le cover, va detto subito, sono personali e questo rende merito agli artisti coinvolti, sottolineandone, se mai ce ne fosse bisogno, il loro valore. Si va dall’onnipresente Sufjan Stevens, qui con Free Man In Paris che ribalta la folk-song originale (da Court And Spark, del ’74), allungandola e orchestrandola alla sua maniera, in una sentita minisuite con sinfonia d’archi, all’esperimento bjorkiano, The Boho Dance, ninnananna rallentata per sola voce e tastiere, a Caetano Veloso che rivede una Dreamland in chiave tropicalista; altrove è mantenuto il nudo folk (For The Roses, Cassandra Wilson), fino alle versioni in chiave soul ballad (il Prince di A Case Of You) e chamber pop jazzy (il Costello della melanconica Edith And The Kingpin, uno dei picchi dell’album).
Tra reinvenzione e omaggio, il disco spazia tra le malinconie di Blue (presente con ben tre pezzi) e il folk primigenio di For The Roses, estendendosi a tutto il decennio Settanta e un po’ oltre, e testimoniando l’influenza che la Mitchell ha avuto su un insieme piuttosto eterogeneo di musicisti. Non tutto è allo stesso livello e qualcosa qua e là non funziona per il verso giusto, ma quando succede (Stevens, Björk, Costello…) le canzoni si compenetrano e l’armonia che scaturisce è sublime. Non solo per fans.
(6.7/10)