
Le 16 Bitch Pile-up sono un trio all-female che proviene dall’Ohio, hanno alle spalle una discografia tanto sterminata quanto di difficile reperibilità, e si trovano a far uscire per la Troniks di Paul Blankensmiths (The Cherry Point) il primo CD con una tiratura di “ben” 1000 copie (che per gli standard dell’undeground americano sono un’enormità).
Ma non aspettatevi l’ennesimo autocompiacimento harsh-noise tipico della label sopracitata, siamo più dalle parti di un cupo isolazionismo di stampo :zoviet*france e The Hafler Trio. In effetti rispetto alle uscite precedenti in cui l’improvvisazione noise faceva la parte del leone, in Bury Me Deep c’è maggiore calcolo e precisione, come ci si aspetterebbe da un Alva Noto o da un Ryoji Ikeda; prendete Something Poke Up che parte con il metronomico battito del cuore per poi incorporare durante la sua corsa suoni di campane, latrati di lupi, per chiudersi con il solo suono di un orologio a pendolo, tutto ciò ben esemplifica questa mutazione: meno rumore ma un suono che si fa sempre più magmatico e tenebroso. Oppure il tappeto di basse frequenze The Dead Boy Would Not Go Away, che pare uscito dallo studio di un Brian Eno periodo On Land, sopra il quale si sovrappongono piccole miniature di musique concrète. Una parola potrebbe definire Bury Me Deep: intenso. Ripetuti ascolti aiuteranno a scoprire sempre nuove architetture sonore e passaggi segreti.
Sicuramente dedicato a tutti quelli che pensavano non avrebbero mai messo un CD Troniks nel loro lettore. Mentre a chi aveva già avuto modo di apprezzare le 16 bitch, non molti per la verità, diciamo che le Nostre non si sono ammorbite, il loro suono si sta solo evolvendo in qualcosa di più terrificante ma ad un livello più subliminale.
(7.2/10)