
Sono più che sicuro che i veri feticisti del bizzarro e del musical-weird anni 2000 sanno già chi sono i (VxPxC). Lo strambo nome, dalla pronuncia ignota e dal significato oscuro (stante ad un paio di dichiarazioni rilasciate dalla band dovrebbe trattarsi semplicemente di un’equazione musicale) è un cappello di convenienza per le scorribande sonore di un trio losangelino costituito da tali Grant Capes, Tim Goodwillie, e Justin McInteer. Se qualcuno mi venisse a dire che certe forme di psichedelia iperdrogata, strafatta e fuori forma (in tutti i sensi) sono già state sperimentate in tutte le salse io non saprei proprio cosa obiettare. Tra gli anni ’60 e gli anni ’70 è stato fatto di tutto e gente come Godz e AMM, non la vedi di certo crescere sugli alberi come i frutti di stagione. Sicuro però, che di tutte le stramberie ascoltate in questi anni 2000 i (VxPxC) meritano di essere considerati come degli esponenti di spicco. La solita valanga di produzioni autoprodotte, cdr, cassette, live e ora questo Porchmass che è il loro primo disco vero e proprio. La musica in questione è stata improvvisata e registrata sul portico di casa di Goodwillie, da qui il titolo. Si tratta per lo più di un lungo e articolato stream of consciousness di suoni, rumori, battiti elettronici, chitarre riverberate, voci che biascicano, si lamentano, parlano. Il tessuto sonoro è tenuto insieme dall’accordion che è il vero fil-rouge di tutto il lavoro. Dopo un primo impatto per forza di cose scioccante, l’ammasso caotico di suoni entra subdolamente in circolo come una droga cattiva e il sapore agrodolce di questa trance-jam arsa sotto il sole californiano rilascia tutto il suo fascino esoterico. Ad ogni modo, si tratta di un disco che può interessare solo i cultori del bizzarro e dello sperimentalismo freak.
(6.0/10)