
Richard Charter, artista multimediale statunitense (classe 1971) con un passato di collaborazioni, progetti allargati, installazioni, esposizioni e via discorrendo, stavolta l’ha fatta grossa. Con l’ambiziosa composizione Tracing (Non-Visual Objects, 2005) convogliava le sue concezioni sulla musica microtonale in un etereo crescendo drone-ambientale. Con Incidence si va semplicemente oltre. Anzitutto c’è la colossale durata (più di un’ora), quindi la concezione, per contrasto ancor più subliminale, radiante (nel senso arcano del termine), sottile, finanche dispersiva, ad imitazione del cosmo in perenne divenire.
Si parte dalla stasi impercettibile assoluta. Arrivati ad un terzo del brano si fanno largo subfrequenze in qualità d’arcane, scurissime percussioni, mentre lo spettro sonico si allarga (arrivando a mimare delle fanfare aliene lontane anni luce). Verso la conclusione, l’entropia scema a chiudere un cerchio impressionante. E’, in definitiva, una piece digital-singonico-cosmica sul nulla (extra-)universale; non una delle tante, ma un tour-de-force sensoriale con lo scopo di insinuarsi nell’ambiente circostante, una centrata ipotesi di colonna sonora del non conoscibile.
(7.0/10)