
Nel pieno della annosa querelle sulle condizioni di salute del post-rock si inserisce appieno l’esordio di questi Dilatazione, il cui solo nome potrebbe far tremare molti lettori. Tranquilli, questo è uno di quei casi in cui nomen omen non è una certezza.
“L’atto od effetto del dilatare e del dilatarsi” – come da dizionario – qui sembra essere lasciato in secondo piano, a vantaggio dell’ultima accezione del termine: oltrepassare. Sì, perché la musica contenuta in Too Emotional For Maths (nomen omen in questo caso) sembra spingersi un piccolo passo oltre il “solito” post-rock, tanto da meritarsi nei forum online l’appellativo di post post-rockers.
In primis, la durata dell’album, piuttosto insolita per un genere che ha fatto di lungaggini strumentali e pachidermiche lentezze alcune delle sue peculiarità di base. Il tutto si risolve in una quarantina di minuti scarsi di musica brutalmente troncati (nel vero senso della parola) nella conclusiva Tutto si dimentica. Atto coraggioso che sembra spezzare materialmente i legami col post nel momento massimo del crescendo strumentale.
Poi le influenze: terreno minato del genere. Con uno scarto lieve ma fondamentale, i Dilatazione sembrano prediligere più le ambientazioni cinematografiche e le atmosfere jazzy, piuttosto che perseverare come troppi su quel filone esageratamente chitarristico à la Mogwai.
Infine, la produzione: ad appannaggio di Francesco Donadello (GDM) + Amaury Cambuzat (con quest’ultimo che mette la voce in un paio di recitati, tra cui la magnificamente Massimo Volume Cendre Out) riveste di un manto di sapiente equilibrio le dissolvenze in b/n a forte impatto emotivo del gruppo.
Come dei piccoli Caboto ancora non consci delle proprie potenzialità, o dei Tortoise più ingenui intenti a musicare bozzetti per cortometraggi, i Dilatazione hanno messo su un disco che promette molto in prospettiva e che si merita una piena sufficienza.
(6.2/10)