
Al terzo giro sulla lunga distanza, la musica degli Young People è ancora lontana dal mostrare accenni di stanchezza e rilassatezze easy listening. All At Once riconferma tutti i segni di un suono che si rinnova ad ogni canzone in un connubio instabile tra radici country folk, ballate jazz, glamour sudista da vetusto music hall e il rumore bianco della gioventù sonica.
La musica di quella che è ormai una coppia, Katie Eastburn e Jarrett Silberman, denuncia anche qui la sua eccentricità, perennemente sospesa in equilibrio precario tra le parti, tra le ritmiche scoscese e le evoluzioni vocali.
Se il debutto fu l’appropriarsi di un territorio poco esplorato e War Prayers un esercizio ben riuscito di song making, All At Once è un disco che cerca di fare tesoro di entrambe le esperienze e di ottenere il massimo dell’atmosfera con il minimo dispiego di mezzi. Tutto viene cesellato con parsimonia. Una battuta non viene protratta mai più del necessario. Il disco dura meno di mezz’ora e come da prassi lascia un senso di incompiuto che ti spinge a ricominciare daccapo l’ascolto. R and R è un incipit mélo dalla drammatica ed elementare frase di piano; Forget si appoggia solo ad un semplicissimo tappeto ritmico; Dark Rainbow è una sceneggiata astratta con una chitarrina che cerca inutilmente di coadiuvare la linea melodica del canto.
La maggior parte dei brani contenuti in questo disco sono così, frammenti di ipotetiche composizioni più grandi. Gli Young People hanno sempre avuto un carattere un po’ naif nel modo di guardare alla tradizione, ma questa volta superano loro stessi. Your Grave è un esempio illuminante in tal senso: un semplicissimo pattern ritmico in lontananza, fraseggi di chitarra scomposti, il canto isolato e lunare. I vuoti acquistano spessore e concorrono a definire l’inevitabile malinconia delle composizioni.
Altrove i brani sono marchiati a fuoco da una specifica veste, che può essere ora rumorosa e dreamy (On The Farm), ora viscerale e dark (Reapers e soprattutto la bellissima Heads Will Role), ora ariosa e teatrale (Slow Moving Storm, F9, Ride On)
Quello degli Young People è un country rock così trasfigurato da risultare di ardua catalogazione, nonostante gli elementi di base siano quelli. Per cercare di contestualizzare con dei riferimenti, può certamente andare bene usare una rosa di nomi, che va da Cat Power a Billie Holiday, dai Come ai Young Marble Giants, dalla Carter Family agli Hugo Largo, da Nina Simone a Nina Nastasia, ma forse dietro un palmares così vasto, l’unica ipotesi praticabile è quella di considerare gli Young People i generatori primi del loro stesso stile.
(7.4/10)