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Twilight Singers - Powder Burns (One Little Indian / Goodfellas, 16 maggio 2006)

di Gianluca Talia

Andate a scovare il whisky più bevuto nei peggiori bar di Cincinnati e fate una scappata dal tabaccaio, se occorre. Greg Dulli è nei paraggi e si trascina appresso un bastimento carico di canzoni nuove di zecca che, dopo la pioggia di inediti e rivisitazioni degli ultimi tempi, non guastano affatto.

Esorcizzata e archiviata la delusione amorosa che aveva generato il precedente concept fatto di cover She Loves You (One Little Indian, 2004), già la prima vera traccia (I'm Ready), è una dichiarazione d'intenti. Powder Burns è un lavoro di straordinaria intensità, un disco notturno come da costume (e copertina). Un toccasana per le anime in pena quando l’alba è ancora lunga da venire, fatto di atmosfere fumose, con poche luci e molte ombre in cui brancolano felici alcune delle canzoni migliori che Dulli abbia mai composto (se non provate un tuffo al cuore col basso di Bonnie Brae vuol dire che nel petto avete il cemento).

Si tratta tuttavia di un’oscurità diversa da quella zuppa di Blackberry Belle (One Little Indian, 2003), evocativa di un che di espiatorio, che lascia intravedere uno spiraglio. Anzi, lo indica. Si sentono gli echi delle speranze e delle frustrazioni di un personaggio che contro qualsiasi principio logico ha preteso di terminare le registrazioni nello stesso studio in cui erano cominciate. In una New Orleans sfigurata dall’uragano, tra coprifuoco, posti di blocco e generatori elettrici.

Tra gli omaggi in musica alla sfortunata città che ormai si sprecano, la conclusiva I Wish I Was ci pare uno dei più genuini. Tutta la produzione non può che risentire di questa atmosfera figlia di scenari post atomici ma è un disco compatto, non ci sono picchi né cadute lungo tutta la durata, tutte le canzoni sono attraversate da un morbido filo melodico, godono di ampio respiro tra sferzate elettriche, arrangiamenti corposi e stratificati ma assolutamente necessari. Si ascoltino la titletrack o l’amara There’s Been An Accident per credere.

L’unica nota stonata è probabilmente rappresentata da My Time (Has Come), in pratica la Vedova Bianca (o dovremmo dire White Widow?) degli Afterhours nella sua terza incarnazione, e tre versioni di un brano già non felicissimo ce le saremmo comodamente risparmiate.

Adesso non ci resta che l’attesa per la pubblicazione delle date del tour europeo. Che Dio benedica quest’uomo.

(7.3/10)

  1. Toward The Waves
  2. I’m Ready
  3. There’s Been An Accident
  4. Bonnie Brae
  5. Forty Dollars
  6. Candy Cane Crawl
  7. Underneath The Waves
  8. My Time (Has Come)
  9. Dead To Rights
  10. The Conversation
  11. Powder Burns
  12. I Wish I Was