
Tony Conrad si può collocare, con qualche riserva, in quella corrente minimalista che, verso la fine degli anni ’60 cominciava ad emergere contemporaneamente alla rivoluzione sessantottina. Meno noto dei suoi “compagni di scuola” Reich, Glass e Riley, Conrad può vantare una carriera quarantennale un po’ in ombra ma non meno importante e significativa degli altri tre, che la Table Of Elements sta contribuendo a ricostruire attraverso alcune ristampe di storiche registrazioni e inediti.
Joan Of Arc è una lunga composizione per pump organ, che appartiene ad un anno di grande intensità nella carriera dell’allora giovane compositore: nel 1969 infatti, Conrad è impegnato, oltre che nella registrazione di vari album solisti, anche nel cinema, esordendo nel film The Invasion Of Thunderbold Pagoda di Ira Cohen.
Nell’unico brano dell’album in questione (che supera l’ora), Conrad sviscera la sua interpretazione del minimal-ripetivismo che si basa più sulle micro-variazioni d’intensità che sulle elaborazioni melodiche. Accordi tenuti per tempi titanici o singoli suoni continuamente modulati, in cui la monotonia delle altezze sposta l’attenzione verso altri parametri del suono (dinamica, intensità, timbro). Un’idea, per intenderci, non molto diversa da quella che portano avanti i Wolf Eyes in versione noise.
Le variazioni d’intensità creano un andamento ondulante con un effetto ambientale a dir poco angosciante, proprio come la storia della protagonista. Forse è stato quest’aspetto a spingere il regista Piero Heliczer a utilizzarne degli estratti per il suo film dedicato all’eroina francese.
Riascoltare la musica di quegli anni ci da la possibilità di riflettere su quanto allora fosse audace la sperimentazione con i suoni e di quanto fosse più sfrontato e senza compromessi l’atteggiamento dei musicisti.
Un esempio. Ma anche un disco per soli iniziati.
(7.0/10)