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Tom Brosseau – Empty Houses Are Lonely (Fat Cat - Wide, 2006)

di Fabrizio Zampighi

Un po’ Nick Drake, un po’ Kings Of Convenience, un po’ Sondre Lerche e con un vibrato malinconico che farebbe la felicità di Antony, Tom Brosseau piace un po’ a tutti, almeno a giudicare da quanto si legge in giro. Una musica, la sua, immersa nella pace di un sonnolento paesaggio rurale, capace di stimolare la parte solitaria e malinconica che c’è in noi, magari col suono di un’armonica a bocca o i colori pastello di una chitarra acustica.

Folk ristoratore d’anime insomma, alle volte tanto triste da lacerarti il cuore – Fragile Mind -, figlio dei suoni della tradizione americana – Dark Garage e Heart Of Mine -, piacevolmente vicino a parabole artistiche luminose come quella del compianto Jeff Buckley - Empty Houses Are Lonely -, quasi sempre raccolto in posizione fetale in difesa di un’intimità preziosa. All’occorrenza archi, organo e batteria giocano con la melodia, offrono spessore, esaltano taluni passaggi e si defilano in altri, quasi a sottolineare la funzione accessoria che ricoprono nell’ottica di una musica tanto schietta e toccante. Suoni che richiamano il blues in più di un’occasione, anche se non nella maniera diretta che imporrebbe l’estetica di genere quanto piuttosto nel mood generale.

Nata come una sorta di raccolta di alcune tracce incise dal musicista del Nord Dakota nel corso degli anni – all’attivo ben sei album -, Empty Houses Are Lonely si fa apprezzare per immediatezza e semplicità d’uso, pur non faticando a garantire una certa consistenza anche dopo ascolti ripetuti. Inevitabile del resto, considerata l’intensità emotiva che traspare dall'arte di Tom Brosseau.

(7.2/10)

  1. Fragile Mind
  2. Empty Houses Are Lonely
  3. Hurt To Try
  4. Mary Anne
  5. Dark Garage
  6. Heart Of Mine
  7. The Broken Ukulele
  8. How To Grow A Woman From The Ground
  9. Lonesome Valley
  10. Bars