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The Tango Saloon - Self Titled – (Ipecac / Goodfellas, 18 aprile 2006)

di Gianni Avella

Mike Patton è un folle, e la sua Ipecac Records lo rispecchia a dovere. Da dove li abbia pescati non si sa, ma questi Tango Saloon si candidano da subito come sorpresa emergente dell’ anno. Gente pescata da gruppi pressoché sconosciuti come Darth Vegas e Monsieur Camembert, tranne un batterista in prestito dalla scuderia Mr. Bungle, che si sana pianta fonde la raffinatezza di Astor Piazzola con il Morricone spaghetti western , la musica da camera e l’improvvisazione; e se l’avidità è il vostro pane, metteteci anche un sano retrogusto prog che male non fa.

Uno li ascolta e si fa un’idea sommaria del tutto: ok, Morricone c’è (Libertango ha una slide western che neanche i Calexico) e di Piazzola neanche a parlarne (la bellissima Tango Saloon 1, Upon A Time, March Of The Big Shoe), ma arrivati all’ottava traccia questi non ti inseriscono un episodio, Man With The Bongos, che richiama ora i Goblin di Buio Omega ora i tardi Soft Machine (senza menzionare, poi, quell’inciso centrale che farebbe la gioia di Clint Eastwood e Sergio Leone messi insieme) per un lussurioso omaggio all’udito.

I Tango Saloon sviano l’ascoltatore, gli danno una direttiva (Formaggio si rifà a certi esperimenti di Piero Umiliani) per poi propinarne subito un'altra (Carol è quello che si dice – se mai lo si è detto – tango da camera) col risultato di depistare i sensi, indecisi quanto noi da che parte stare.

Musica da balera selvaggia, sorniona follia della mente umana. Un grazie alla babele che li ha generati…

(8.0/10)

  1. Overture
  2. Tango Saloon 1
  3. Upon A Time
  4. Libertango
  5. March Of The Big Shoe
  6. Carol
  7. Intermission
  8. Man With The Bongos
  9. The Little Plan That Could
  10. Scusi
  11. La Calle 92
  12. Tango Saloon 2
  13. Formaggio
  14. Still I Cannot Do The Tango