
Mike Patton è un folle, e la sua Ipecac Records lo rispecchia a dovere. Da dove li abbia pescati non si sa, ma questi Tango Saloon si candidano da subito come sorpresa emergente dell’ anno. Gente pescata da gruppi pressoché sconosciuti come Darth Vegas e Monsieur Camembert, tranne un batterista in prestito dalla scuderia Mr. Bungle, che si sana pianta fonde la raffinatezza di Astor Piazzola con il Morricone spaghetti western , la musica da camera e l’improvvisazione; e se l’avidità è il vostro pane, metteteci anche un sano retrogusto prog che male non fa.
Uno li ascolta e si fa un’idea sommaria del tutto: ok, Morricone c’è (Libertango ha una slide western che neanche i Calexico) e di Piazzola neanche a parlarne (la bellissima Tango Saloon 1, Upon A Time, March Of The Big Shoe), ma arrivati all’ottava traccia questi non ti inseriscono un episodio, Man With The Bongos, che richiama ora i Goblin di Buio Omega ora i tardi Soft Machine (senza menzionare, poi, quell’inciso centrale che farebbe la gioia di Clint Eastwood e Sergio Leone messi insieme) per un lussurioso omaggio all’udito.
I Tango Saloon sviano l’ascoltatore, gli danno una direttiva (Formaggio si rifà a certi esperimenti di Piero Umiliani) per poi propinarne subito un'altra (Carol è quello che si dice – se mai lo si è detto – tango da camera) col risultato di depistare i sensi, indecisi quanto noi da che parte stare.
Musica da balera selvaggia, sorniona follia della mente umana. Un grazie alla babele che li ha generati…
(8.0/10)