
Il Canada è una realtà con cui ormai siamo ben abituati a fare i conti, tanto che la bandiera con la foglia d’acero è diventata una garanzia di qualità esattamente come quella a stellestrisce e la Union Jack. Cosa aspettarsi allora se musicisti provenienti da band indie apprezzate come Destroyer, New Pornographers, Wolf Parade, Sunset Rubdown e Frog Eyes uniscono le forze in un supergruppo? Se poi sul cd troviamo il marchio della Jagjaguwar, un pronostico negativo diventa ancora più improbabile. Troppo facile, direte voi. E intanto il progetto Swan Lake, mostro a tre teste che vede coinvolti Dan Bejar, Spencer Krug e Carey Mercer, è proprio quello che ci si aspetta dalla somma delle parti. E anche qualcos’altro. In Beast Moans (e qua l’accostamento agli Animal Collective viene, come dire, istintivo) ogni brano è un laboratorio sonoro, ogni melodia il punto di partenza da cui si sviluppano intuizioni eccentriche e apparentemente casuali; un’idea obliqua del pop che può ricordare Xiu Xiu e Parenthetical Girls, ma che ha comunque le radici ben piantate nel folk e nel songwriting, anche di stampo classico (Bowie su tutti).
Merito di Bejar, certo – chi ha apprezzato Rubies di Destroyer non potrà che gradire Widow’s Walk, lo scarabocchio Malkmus A Venue Called Rubella, o il barlume Robyn Hitchcock The Freedom - ma anche delle alchimie sonore che si vengono a creare di volta in volta, in un insieme pastoso e oscuro di sovraincisioni (chitarre, tastiere, elettronica analogica e non, percussioni, drum machine) - e freakerie assortite. Tanto che lo stesso discorso vale quando sono Krug e Mercer a prendere il comando: vedi le più convenzionali All Fires e Are You Swimming In Her Pools, ma anche il blob Tv On The Radio di Nubile Days e Petersburg, Liberty Theater, 1914 (che vedremmo bene intonata da Micah P Hinson), o il twist psicotico e sgraziato di The Partisan But He's Got To Know (Nick Cave in combutta con Panda Bear & Co). Indicazioni di massima, le nostre: perdersi in questo magma in fondo è piacevole, e forse è meglio gettar via la bussola per gustarsi ogni sfumatura, ogni cambio d’atmosfera. Chiamatelo freak-folk-pop, se volete una definizione.
L’impressione tuttavia è che rispetto ai recenti Grizzly Bear - per tirar fuori un nome - questi altri animali abbiano decisamente una marcia in più. Sapere che Swan Lake sarà un progetto autonomo – i tre hanno promesso alla label almeno un altro disco – diventa così una promessa per il futuro. Staremo a vedere.
(7.2/10)