
Decibels For Dummies, una potenza di suono per tutti, levigata alla perfezione, lucidata, patinata. Come un paio di Clark appena comperate gli StudioDavoli sanno eternamente di nuovo, senza sentori di logorio a dispetto del design vintage.
L’algida voce di Matilda De Rubertis quando attacca con All The Things sembra parli italiano, alla stessa stregua sul finire del disco la Senza fine di Ornella Vanoni sembra cantata in inglese, non si nota la discontinuità linguistica con gli altri brani. Nessuna traccia di provincialismo, piuttosto rivendicazione di un italian style internazionale ed europeo, come nei ’60 di Sergio Leone e Michelangelo Antonioni ma soprattutto di Piero Piccioni, Bruno Nicolai, Piero Umiliani, quando il made in Italy si travestiva con costumi stranieri, bossa, jazz, lounge, exotica, così come i cognomi venivano anglicizzati nell’industria dello spaghetti western… Ma soprattutto sottile rivendicazione della tecnologia tricolore, del suono inimitabile dei Farfisa e dei Davoli per l’appunto.
Atmosfere scintillanti oppure soffuse, all’insegna dell’optical e dell’art nouveau. Un party in una swingin London senza fine, a base di tonalità sensuali e conturbanti (Sexsuite) od eteree e sognanti (You Don’t Sing It Right), ma anche sbarazzine e agitate (Sticker) mai perdendo il contegno però, tenendo sempre in mano con estrema classe un bicchiere di Martini, senza sporcare la moquette.
La lezione Stereolab, citazione automatica, si fa sentire sempre, ma il risultato non teme il confronto dei competitori d’oltremanica come Racine o Goldfrapp, e finalmente in Italia (Salento precisamente) ritorniamo a parlare di Musica Leggera, ma di un certo peso.
(7.0/10)