
Si sono formati come quartetto nel 1999 e ora in sestetto confezionano Seawards, un debutto tutto strumentale che scavalca le languide reminescenze del post-rock per una chamber music nel meridiano fortunato dei Cul De Sac più psichedelici.
Loro sono i Sickoakes, le querce malate, moniker programmatico perché analogo di un sound della memoria e del vissuto, prospettiva centenaria dove ogni cosa sfocia nel mar morto dei ricordi, nel segno di un passato lavato dal vento e smussato dalle piogge.
Momenti che si traducono nell’impersonale psichedelia che prende il nome di Driftwood, un’apertura bucolica ed ebbra di sottili maliconie, Taking The Stairs Instead Of The Elevator , un mid-tempo per dilatazioni chitarristiche psych, Oceans On Hold, un brano che vira queste sonorità verso lidi Echo & The Bunnymen, e soprattutto Wedding Rings & Bullets In The Same Golden Shrine(Part II), ben ventidue minuti di opera (post)rock tra folk e oriente, tra il dormiveglia e smalti zigani, vorticose confluenze verso l’albero maestro dei Mogwai e raccoglimenti direttamente da Bali a base di field recording folktronici e dittafoni abbandonati.
Anche questa volta centro per Type Records. I nuovi pupilli Sickoakes, lontani dal patetico rimuginare di logori stilemi, uniscono l’approccio cinematico prediletto dall’etichetta a una trama nostalgica che si nutre di post rock soltanto per quel che le serve, che infila il classico tocco al laptop solamente per quel che vale. Non mancano nemmeno retrogusti 4AD e Labradford, giusto per non farsi mancare quel pizzico di noir che male non fa.
(7.0/10)