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Lullabye Arkestra – Ampgrave (Constellation / Wide, 25 settembre 2006)

di Gianni Avella

La Lullabye Arkestra conta su due musicisti canadesi, al debutto - come gruppo - su Constellation. Lui, Justin Small, è il batterista dei Do Make Say Think mentre lei, la biondocrinita Katia Taylor, è alla prima assoluta. Alle spalle della coppia uno stuolo di fiati, sassofoni e trombe, tastiere vintage e un violino. Cosa suonano è chiaro da subito: blues-rock d’antan e amplificato. Referenti e referenze: l’Holding Company e la Kozmic Blues Band di Janis Joplin che vogliono fare i primi Black Sabbath, ma anche viceversa se volete.

L’urlo della singer è lacerante, macho e crassiano: se Joplin è la madre, Rebecca Moore ne è sorella. L’intro Unite!!!!!!!!!!!!!!!!! ha un che di remota Constellation (versante GY!BE) ma i secondi che dividono la stessa dalla successiva All I Can Give Ya sono pari ad un salto temporale dritto al secolo scorso, nella carnalità blues di Cheap Thrills.

Da lì in avanti in registro non cambia, e se si esclude la sfuriata punk (anch’essa molto crassiana) di Nation Of Two e il vaudeville a là Black Heart Procession di Come Out, Come Out, il blues inacidito (Hold On), doom (Bulldozer Of Love) e cosmico (Ass Worship) è il fondante presupposto dell’Arkestra, che di contro al gentile suffisso è tutto salvo rilassante.

L’album più classico dell’intero catalogo Constellation.

(6.5/10)

  1. Unite!!!!!!!!!!!!!!!!!
  2. All I Can Give Ya
  3. 3. Hold On
  4. 4. Y’Make Me Shake
  5. 5. Come Out, Come Out
  6. 6. Nation Of Two
  7. 7. Bulldozer Of Love
  8. 8. Ass Worship