
Con il nuovo album Plume, Scott Morgan ricomincia esattamente dove il precedente First Narrows finiva: droni, musica cosmica, chitarre che diventano sintetizzatori (Fennesz), ritmiche quasi dub che si vogliono battiti del cuore sulla neve (Pan Sonic), strutture modulari (Terry Riley), atmosfere sci-fi per allunaggi interminabili (Eno).
Un magma molto simile dunque: il mood che fu della title track della scorsa fatica si replica, in pathos e nel caratteristico “rigonfiamento” avvolgente, in Rorschach, quello più narrato e panamericano di Brittle lo ritroviamo in Zephir e così via, per microvariazioni rispetto al classico Loscil sound, eccetto forse quell’unica probabile variante chiamata Chinook, dove par d’ascoltare i Tortoise a merenda con William Basinski.
Chiamatela musica per aeroporti, stazioni o basi di decollo, appellate come volete anche questo affascinante e tridimensionale bagno di luci colorate; quest’apostolo di Vancouver, seguendo alla lettera gli insegnamenti del messia Baptiste de la Salle, viaggia sull’astronave Discovery verso Giove, e finché esisterà la contemporaneità esisteranno anche le sue sonorità per ambienti, che sono e rimangono ottima musica.
(7.2/10)