Rendere tributo ad un artista è come aver ricevuto un enorme dono e volerlo condividere con altri, cercando di esprimere con parole proprie ciò che ha rappresentato per sé stessi. La preoccupazione di sciuparlo però fa cadere a volte nella riproposizione pedissequa del repertorio originale, che invece in altri casi viene stravolto non proprio felicemente, subordinato all’ego dell’esecutore.
Roberto Angelini e Rodrigo D’Erasmo (già autori del CD tributo Pong Moon) sono riusciti a evitare questo meccanismo, creando un’atmosfera rilassata da serata a casa di amici, in cui ci si passa la chitarra l’un l’altro per il puro piacere di cantare delle canzoni che si amano e che si sa amate dagli altri, tanto che nel concerto si sono condivisi anche pensieri propri e citazioni di scrittori e poeti, tenendo viva così, almeno per un po’, l’immagine di Nick Drake.
In questo clima ci si cimenta anche in versioni in italiano (ad esempio, Niccolò Fabi e Bugo), che forse sono state un passo falso, per via della rottura di quell’equilibrio originale di magica musicalità verbale. Sul versante strumentale si è riuscito a dare un certo gustoitaliano alla musica, senza però snaturare il mood originale. La sfida più ardua è di sostituire quella voce così calda ed intensa, ma i cantanti nostrani hanno semplicemente recitato la loro parte, dando forza alle interpretazioni con la loro sincerità.
In particolare è stata eccezionale la prova vocale di Giulio Casale, come Simone Cristicchi che ha sfoderato a sorpresa una discreta voce soul su Fruit Tree. Barbara Eramo e Marco Fabi puntano sul blues, mentre Bugo si è lanciato goliardicamente in riletture rinogaetanesche di Poor Boy e Hazey Jane 2. Lara Martelli dedica una poesia di Ferlinghetti al giovanotto inglese, cimentandosi poi in due riletture vibranti di Cello Song e Time Of No Reply. Cesare Basile, cantore delle miserie umane con un piglio da rocker, propone una Black Eyed Dog molto aspra. Altra sorpresa è stata la performance di Filippo Gatti, polistrumentista passato dagli Elettrojoyce e alla scena avant/impro romana, ma noto ai più come cantante. Ed in quest’ultima veste sceglie Pink Moon e Things Behind The Sun, riuscendo con tocco leggero a non sfigurare. Infine Pinomarino ci ha regalato una chicca: un testo inedito di Drake musicato e tradotto da lui.
In un modo o nell’altro, tutti sono riusciti a distinguersi nella serata, anche se armati di sola voce e chitarra. Ma il successo è da ascrivere non tanto a delle esecuzioni impeccabili, quanto ad un approccio artigianale che culmina in una piena giocosità, rafforzata dalle immagini realizzate appositamente per l’occasione dall’equipe Bertani 5 con l’intento di accompagnare ogni esecuzione: è un tripudio di acquerelli, brevi animazioni, perfino un episodio in stop motion (The Day Is Done), tutte calate nel mood del canzoniere drakeano, dunque malinconiche ma con un tocco di disperata vitalità, capace di farci intravedere un sorriso, lì, dietro il sole.