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Live: Robert Fripp & The League Of Crafty Guitarists (Roma, Auditorium Parco della Musica, 20 giugno 2006)

di Andrea Monaco

Recensire un concerto di Robert Fripp è riduttivo ed incompleto per antonomasia: questo singolo evento costituisce pur sempre una tappa della sua lunga carriera, in cui ha stravolto l’approccio alla musica sia da parte del musicista che dell’ascoltatore. Una disamina seria di questo percorso richiederebbe pagine e pagine, ma il concerto in questione ne è un’ottima rappresentanza, come un ideale punto d’arrivo (momentaneo, per lo meno).

Nello spazio solista Fripp ha mostrato com’è riuscito a trasformare completamente il suo strumento: le soundscapes, naturale evoluzione delle frippertronics di Eno, ridefiniscono la chitarra come generatore di suoni, capace di riprodurre il timbro di qualsiasi strumento (archi e campanellini tra i tanti che è possibile ascoltare); inoltre i vari filtri applicati, come echo e delay, non lasciano trasparire il suono nudo e puro delle corde neanche le poche volte che fa capolino nell’esecuzione. Il risultato finale è quello di un vero e proprio oceano di suono, le cui onde, seguendo un ritmo respiratorio, si ritirano e s’infrangono dal musicista agli spettatori.

Oltre al suono in sé, Fripp ha anche rivoluzionato l’approccio prettamente tecnico, partendo sin dalla postura e dal plettraggio. Con la sua scuola fondata nel 1985, il Guitar Craft, ha voluto condividere queste sue conoscenze.

La League Of Crafty Guitarists è un ensemble acustico, con cambiamenti continui di formazione, composto da suoi allievi. Già dall’entrata s’intuisce un atteggiamento non comune: con un semicerchio passano attorno al maestro, raggiungendo poi le postazioni seguendo una curva interna che richiama la linea che divide lo yin dallo yang nel Tao. E’ subito evidente che, aldilà di una mera difficoltà tecnica, è soprattutto il mantenere una precisa sincronizzazione che richiede la massima concentrazione dei musicisti. La forza d’insieme risalta soprattutto nelle circulations, in cui ognuno esegue una nota, seguito dal chitarrista accanto e così via, creando degli arpeggi che sembrano suonati da una singola persona. Da notare anche il modo in cui si muovono, simulando quasi un passaggio effettivo della nota da un manico all’altro, creando un curioso effetto “onda”. La maggioranza delle composizioni presenta caratteristiche crimsoniane, infatti in alcuni pezzi è possibile avvertire decisi richiami proprio a sezioni di brani dei King Crimson, che vengono sviluppate diversamente ed ampliate (inoltre nel bis viene eseguita Vroom/Coda: Marine 475 da Thrak), ma non mancano divertenti escursioni nel folk, blues e rock’n’roll.

Anche il pubblico è diverso in questo tipo di concerti: tutt’altro che nostalgico, ha accolto con ovazioni le musiche proposte, applaudendo meritatamente tutti i musicisti e non solo il maestro-feticcio. D’altronde l’ambient mistico proposto è un marchio di fabbrica di Fripp dagli anni ’70, e la League fa concerti dall’86, ma il Re Cremisi è riuscito ad ogni modo a stupire, dimostrando ancora una volta che la definizione di “dinosaur” della musica non gli appartiene.