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Live: No-Neck Blues Band – Angelo Mai, Roma (9 maggio 2006)

di Andrea Monaco

Il compito di descrivere il concerto della NNCK è doppiamente difficile: non solo c’è, ovviamente, l’aspetto musicale, già da sé variegato e complesso, ma è da tenere in conto la non secondaria componente visiva. Non si tratta di teatralità calcolata, ma di un fattore scenico che scaturisce naturalmente dalla musica, e ne costituisce l’insostituibile controparte insieme a cui crea un’esperienza totale. E’ da citare peraltro la chiesa sconsacrata dell’Angelo Mai, ideale e splendida cornice di questo concerto così evocativo.

Già i primi movimenti dei musicisti danno un carattere iniziatico all’esibizione, soprattutto i due percussionisti sembrano quasi attuare una cerimonia di appropriazione della scena: uno cammina veloce da un parete all’altra suonando spasmodicamente un tamburo come fosse in trance, l’altro “suona” due damigiane vuote facendole cozzare le une contro le altre e percuotendole sui tamburi, per poi romperle definitivamente spezzettandole e disseminandole intorno a sé. A completare la scena, il batterista si muove lentamente in mezzo agli altri avvolto completamente in un mantello nero, come un’ombra evocata dai suoni ancestrali.

Questa sciamanica partenza fa sue le destrutturazioni free-folk tipiche dello stile del gruppo, ma quando finalmente il batterista si siede al suo posto, si fa strada a poco a poco uno strambo blues psichedelico. E’ un blues del tutto atipico, con ritmiche irregolari sgangherate e con parti di chitarra ridotte a delle note essenziali, che non vanno a produrre veri e propri fraseggi, ma creano una cadenza anacronisticamente primordiale.

Il brano acquista pian piano sempre più corposità e colore, grazie anche all’introduzione di tastiere da parte di uno dei due chitarristi. Il gruppo, oramai a pieno regime, crea un muro di suono smaccatamente di matrice kraut-rock: sembra di assistere alle lisergiche improvvisazioni degli Ash Ra Tempel, mentre le percussioni ataviche fanno più pensare agli Amon Düül. In alcuni momenti le ritmiche picchiettate e i pattern mantrici di tastiera ricordano i migliori Brainticket. I riferimenti a questi mostri sacri non devono sorprendere: l’esibizione è assolutamente coinvolgente ed ipnotica, aiutata dalla perfetta acustica della chiesa. Inoltre questa nuova identità teutonica della NNCK è stata battezzata ed “autorizzata” recentemente proprio dalla collaborazione con un gruppo storico come gli Embryo.

L’unico appunto lecito da muovere è la brevità dell’esibizione: un unico brano di un’oretta al quale non viene concesso alcun bis, dato quasi per scontato dal pubblico, che rimane comunque pienamente appagato. Ci si augura pertanto di poter ripetere quest’incredibile esperienza, nonostante gli sfortunati eventi che accompagnano le trasferte romane del gruppo: il loro furgoncino è stato oggetto di un furto, mentre due anni fa gravi danni furono causati allo stesso a causa di un’aggressione (fortunatamente il gruppo ne è uscito incolume).