E' magma incandescente quello che esce dalle casse alla nostra sinistra. Non c’è soluzione di continuità, così come i pezzi sono irriconoscibili nel loro essere continuamente e inesorabilmente fusi tra di loro. Pezzi nuovi e pezzi vecchi si assommano senza un senso apparente, escluso quello della primitiva energia che i tre pazzi tirano fuori senza soste. Un’ora di concerto, non so quanti pezzi, il quantitativo energetico prodotto da una centrale termonucleare o da una colata lavica ininterrotta. Questi, con molta enfasi, sono i Liars nella primavera del 2006.
In un Circolo gremitissimo – tra i presenti anche il magico Ghezzi armato della sua inseparabile camera digitale a mano – i bugiardi da par loro tengono fede al proprio nome e mentono spudoratamente a chi li considera solo un gruppo musicale. Quello proposto infatti è un sabba, non un concerto; la musica che fuoriesce dalle casse non è in forma canzone ma in forma a parte (la quarta dimensione?); i tre sul palco non sono cantanti o chitarristi o batteristi, ma pazzi invasati al limite della demenza che mettono in atto un qualcosa di primitivo. Primitivo è l’aggettivo più adeguato per tentare di definire le movenze, la musica, l’impatto che i tre hanno su di noi poveri ascoltatori.
L’ultimo album scorre quasi interamente così come non mancano riferimenti al precedente e neanche un paio di inediti (forse); quello però che vale la pena sottolineare è che il segreto dei Liars (almeno di questi Liars) è quello di suonare sempre la stessa canzone pur non suonandola, riproporre un suono, una idea, un concetto di musica che esula dalle note e dalla forma canzone.
E quando, dopo un paio di bis, Angus (vestito con un pigiamino modello Arlecchino della east coast in acido) chiama l’ultimo pezzo, una canzone di 15 anni prima, tutti restano interdetti, pronti a cogliere la gemma nascosta nella perduta giovinezza di questi tre trogloditi della musica. La sorpresa però è totale e spiazzante: Territorial Pissings dei Nirvana suonata à la Liars, lascia tutti a bocca aperta.
Alla luce del concerto, i Liars restano sempre il più grande gruppo dance del mondo. D’altronde, cos’è la dance se non una riproposizione in chiave moderna del tribalismo antico? Cos’è la danza se non una maniera per esorcizzare paure e timori, liberando l’uomo e la sua parte più istintiva?