
Un bagno rivitalizzante nell'agra follia d'una masnada libera e talentuosa. Augusto Forti, clarinettista d'origini fiorentine trapiantato in Olanda, si è fatto un'etichetta che pubblica i lavori di Gravitones & Strings, ensemble che raduna musicisti impro-jazz olandesi con l'encomiabile scopo di esplorare ciò che l'estro suggerisce. Il serio e il faceto alleati a stendere trame – composte dal Forti - su cui possano liberamente operare le tante "voci" a disposizione, su tutte - consentitemi – l’affilato violino di Mary Oliver e quel Joost Buis dal trombone agilissimo e dalla duttile lapsteel guitar. La sezione ritmica è frastagliata e vibrante oppure turgida alla bisogna, e in tal senso il lavoro di Han Bennick e Meinrad Kneer (rispettivamente batteria e contrabbasso) in Gasiform ha del prodigioso. Proprio questa fluviale traccia è il fusto e il cuore del lavoro, una promenade decisamente mingusiana per la riarticolazione degli stilemi swing in chiave figurativa, votata altresì ad un impro disinvolto e concitato che prevede esilaranti siparietti (straordinario quello centrale per cornetta, clarinetto, tuba e trombone) ed allucinate perorazioni.
Inoltre, tanto per sbaragliare coordinate che sembrerebbero fin troppo dichiaratamente jazzy, c'è una Gasuto che manda in loop una visione folk tra balcani e Giappone a suon di ukulele e violino, l'iniziale Gasaku frastagliata e sghemba come una fantasmagoria Penguin Café Orchestra e, soprattutto, la conclusiva Twice Across The Table che caracolla come un sogno Tom Waits tra fervidi sdrucciolii di lapsteel, folate di violoncello e zampettii di banjo. In conclusione, un ascolto che prende a spallate i paracarri auditivi come ogni tanto è il caso di concedersi. Magari all'inizio può somigliare ad una terapia, ma col tempo schiude una bellezza capillare e contagiosa. Ve lo raccomando.
(7.1/10)