
Passione cercata, voluta, bramata. Passione vissuta, carnale, sudata. Passione che scivola sulle fisarmoniche argentine, che muove i fili sintetici dei corpi. Nel 2001 le fiamme de La Revancha Del Tango dei Gotan Project parlavano al futuro di una terra antica e colma di tradizione, incendiando bar, spiagge e persino programmi tv di mezzo mondo (centomila copie solo in Italia non sono uno scherzo).
Nel 2006 il tango del trio franco-argentino torna in campo giusto in tempo per scaldare l’estate che verrà, con un’aria torrida che si colora del rosso mexico dei Calexico nell’iniziale Amor Portena, duello all’ultimo sangue tra chitarre sinistre e la voce languida di Cristina Villalonga. Polvere che si alza, oscura l’orizzonte, annebbia gli occhi, mentre in sottofondo si fanno largo le radici nere del suono (con la profondità vocale di Juan Carlos Caceres) e le ritmiche elettroniche dei Nostri, avvolte da archi cinematografici (Notas). Più in là ritorna il passato con il dolente romanticismo di Celos, un istant classic dalle tinte fumose tra Parigi e Buenos Aires, altrove nuove contaminazioni con il rap del collettivo Koxmox riportano al presente, marchiando la memoria, aggiornando un repertorio che, dopo l’album di debutto, sembrava non avesse (non permettesse) molti margini di crescita.
Purtroppo il resto non riesce a tenere il passo: si lascia scorre, senza rimanere impresso, affonda in buoni riempitivi da aperitivo in riva al mare (neanche la novità del vocoder può togliere la sensazione di averne già sentite cento di La Vigùela, o di Diferente, o di Criminal, fate voi…), perdendo in parte la sfida che ogni nuovo disco dei Gotan Project si pone: rendere contemporaneo il tango, trasformalo in una narrazione del presente, cosa ben diversa dall’essere attuale. Questo, infatti, lo sarà sicuramente. Almeno, per la prossima estate.
(5.8/10)