
Ritorna la Plumbea Records, questa volta con un’antologia, per fare il punto della situazione e per presentare due nuove band.
Are You Happy? è una bella fotografia della realtà Plumbea, che comincia ad allargare i propri orizzonti e a crescere dal punto di vista della produzione.La “famiglia” al completo comprende, oltre ai fondatori My Own Parasite e ai già noti M:ET e Prop, due bei “nipotini”: Searchin’Guitar e Burn Berlin Burn. I primi, nonostante siano solo un duo, fanno tanto rumore, ma non per nulla. Chitarre e bassi distorti che stanno a metà tra il primitivismo del punk e il suono compatto del metal, che sfociano nel finale (Sigla) in una sorta di progressive rock un bel po’ sporchino.
Diverso il discorso per i Burn Berlin Burn, band bolognese dalle radici chiaramente hardcore-punk, che non chiudono però le porte a innesti psichedelici ed esplosioni alla Rage Against The Machine. Se si scava un po’ più a fondo si può scovare anche il segno di Sonic Youth e Pixies (Schnee): la voce della cantante, che grida a metà tra il canto e la parola paradossi in tedesco, sembra risalire da un profondo baratro e getta un velo oscuro sui taglienti riff punk della chitarra, richiamando alla mente i bei momenti passati di Thurston Moore e compagni.
Più che una sorpresa una conferma quella di M:ET e Prop. Nei tre brani ciascuno a disposizione, i primi si superano rispetto all’esordio in studio in studio, marcando di più quella vena progressive, troppo costretta in precedenza nelle maglie di uno stile marcatamente math-rock. Ne è un esempio il bel passaggio finale di Fill Your Child With Pills, più vicino ai Gentle Giant che al post-rock.
Pietro Procopio, alias Prop è senza dubbio il più creativo di tutti, la “perla” della Plumbea. Nella sua musica entra di tutto: strumenti a pizzico, archi, esotismi, su una base che si trasforma continuamente, passando con disinvoltura dal rock più sghembo e virtuoso, alle atmosfere dark-ambient-progressive (se proprio qualche nome gli vogliamo dare) della bellissima Come morire dall’astronave, senza dubbio il pezzo migliore di tutta la raccolta.
Non si mettono molto in discussione, almeno dal punto di vista della composizione i My Own Parasite, che compaiono con due brani live (Slave Of Milena e Kafka) che danno la possibilità di ascoltare la band nella sua dimensione espressiva migliore (dal vivo, appunto) e un remix di Kitsch che appare un tantino autoreferenziale e tutto sommato superfluo, nella sostanza e nella durata.
Iniziare l’anno nuovo con un’antologia porta con sè un impegno non da poco: quello di svilupparne i contenuti con degli album. Non aspettiamo altro. Per ora ci godiamo l’assaggio.
(7.0/10)