
Prima di dedicarsi all’hip-hop Mike Ladd ha suonato basso e batteria in diverse garage band e si è dedicato alla poesia e alle performance dal vivo, vincendo il Nuyorican Poets Café Slam.
Ha pubblicato diversi lavori cambiando sempre casa discografica: la decisione di collaborare con la Roir deriva dall’apprezzamento per le sonorità di gruppi come Bad Brains e Suicide e – più in generale – dalla passione per il suono delle cassette (che utilizza per le sue composizioni e sono presenti nel catalogo Roir).
La versatilità e i numerosi interessi hanno guidato Ladd anche nella scelta dei compagni di viaggio per la realizzazione di Father Divine, provenienti da esperienze diverse e anche lontane dall’hip-hop: il pianista jazz Vijay Iyer e il chitarrista rock Jaleel Bunton (Tv On The Radio), High Priest (Antipop Consortium) alle tastiere e Raz Mesinai alle percussioni formano una band che permette all’autore di usare l’hip-hop come una cornice entro cui far confluire sonorità analogiche, atmosfere dub, riff rockeggianti e colori jazz.
A far quadrare il cerchio, dando coerenza ai pezzi, provvede il produttore francese Gymkhana che Mike Ladd definisce un maestro dell’elettronica sperimentale.
L’artista dimostra tutta la sua abilità e maturità anche nelle parti vocali dove rappa (e a volta canta) in maniera sempre incisiva: i recenti cambiamenti nella sua vita (si è sposato ed è diventato padre) si riflettono nelle due tracce che parlano – per la prima volta – di donne.
Un disco hip-hop che esce dai confini spesso angusti delle hit da classifica, valido per chi apprezza questo genere e vuole ascoltare qualcosa di nuovo o per chi vuole scoprirlo partendo da una direzione alternativa a quella mainstream.
(7.0/10)