
Cosa avranno voluto esortare Tom Rowlands e Ed Simons con “spingi
il bottone”, titolo emblematico della loro ultima ed acclamata uscita?
Un ritorno in grande stile al ritmo di techno? Una ripresa della carica
esplosiva di Dig Your Own Hole? Oppure un rilancio etnico e hip hop nelle
pieghe del melting pot danzereccio (che da sempre caratterizza il loro
sound)?
La risposta a questa domanda potrebbe negare come affermare tutto ciò.
A dieci da Exit Planet Dust,
il duo ci ripropone un album identico (sia nella formula e sia negli smalti)
a quel
debutto: cambiano le parole,
gli ospiti che interpretano i brani, e naturalmente produzione e arrangiamento
(senz’altro qualitativamente superiori), ma quelli di Push
The Button sono i Chemical Brothers più autocelebrativi
che si siano mai visti e sentiti.
Diversamente da quanto accadeva nelle ultime due prove (Surrender e Come
With Us), dove l'accento sulla techno era ben calcato, quella
che ci viene proposta è una
carrellata di brani modello “arazzi
di una prestigiosa casata”, undici episodi che non deludono per la
loro caratteristica prevedibilità (in fin dei conti il metodo Chemical è il
medesimo da sempre), ma per quella che è un misto di scadenza dei
termini e di cocciuta integrità. In altre parole, sentenziando in
modo tutt’altro che fumoso o intellettuale, se l’album spinge
un tasto è quello dello sbadiglio.
Pardon, la proposta è un veloce, colorato, incessante, strepitoso,
multiproteico e - perché no -multivitaminico proliferare di ritmi
e di chimiche, ma è semplicemente noiosa nel cercar d’essere
altrimenti per struttura, per essenza, per intimo DNA sonoro. Noiosa per
quel flavour di già sentito, per quelle ballate soporifere, per
quel passato troppo vicino per essere considerato revival ’90, insomma
per quel tanto - troppo - lasciato al già sentito e risentito (l’unica
traccia spedita con un po’ di trasporto risulta Believe)
e per tutto il contorno che vorrebbe incantare ma non ammalia (Hold
Tight London, etno-techno
con la dreamy voice di Anna Lynne dei Trespassers Williams e Close
Your Eyes feat. Magic Numbers).
I Chemical non sembrano cadere in basso come i loro compagni techno Orbital (quelli
di Blue Album), ma la loro carriera oggi più che mai sembra
serrata a doppia mandata a quella Madchester ormai lontana, alla chimera
big beat che fu, a quel modo - piuttosto spartano - di sovrapporre i campioni;
insomma, a quel periodo in cui Firestarter (Prodigy, 1997) sembrava avesse
messo la parola fine alla distinzione tra techno e rock.
Push The Button ha dunque questo grande demerito:
il sound incarna in pieno gli anni novanta e vi rimane intrappolato (salvo
sul finale dove
rifugia nei New Order); quella decade preferiamo ricordarcela
a ritmo di prove più riuscite come Dig Your Own Hole e Surrender (che,
pur non magnifico, aveva almeno dalla sua una hit come Hey Boy Hey
Girl).
A questo punto, non ci resta che sperare che il nuovo imminente album dei
Daft Punk non faccia la stessa fine di questo Push The …Boredom.
(5.0/10)