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Chemical Brothers - Push The Button (Virgin, 2005)

di Edoardo Bridda

Cosa avranno voluto esortare Tom Rowlands e Ed Simons con “spingi il bottone”, titolo emblematico della loro ultima ed acclamata uscita?
Un ritorno in grande stile al ritmo di techno? Una ripresa della carica esplosiva di Dig Your Own Hole? Oppure un rilancio etnico e hip hop nelle pieghe del melting pot danzereccio (che da sempre caratterizza il loro sound)?
La risposta a questa domanda potrebbe negare come affermare tutto ciò. A dieci da Exit Planet Dust, il duo ci ripropone un album identico (sia nella formula e sia negli smalti) a quel debutto: cambiano le parole, gli ospiti che interpretano i brani, e naturalmente produzione e arrangiamento (senz’altro qualitativamente superiori), ma quelli di Push The Button sono i Chemical Brothers più autocelebrativi che si siano mai visti e sentiti.

Diversamente da quanto accadeva nelle ultime due prove (Surrender e Come With Us), dove l'accento sulla techno era ben calcato, quella che ci viene proposta è una carrellata di brani modello “arazzi di una prestigiosa casata”, undici episodi che non deludono per la loro caratteristica prevedibilità (in fin dei conti il metodo Chemical è il medesimo da sempre), ma per quella che è un misto di scadenza dei termini e di cocciuta integrità. In altre parole, sentenziando in modo tutt’altro che fumoso o intellettuale, se l’album spinge un tasto è quello dello sbadiglio.
Pardon, la proposta è un veloce, colorato, incessante, strepitoso, multiproteico e - perché no -multivitaminico proliferare di ritmi e di chimiche, ma è semplicemente noiosa nel cercar d’essere altrimenti per struttura, per essenza, per intimo DNA sonoro. Noiosa per quel flavour di già sentito, per quelle ballate soporifere, per quel passato troppo vicino per essere considerato revival ’90, insomma per quel tanto - troppo - lasciato al già sentito e risentito (l’unica traccia spedita con un po’ di trasporto risulta Believe) e per tutto il contorno che vorrebbe incantare ma non ammalia (Hold Tight London, etno-techno con la dreamy voice di Anna Lynne dei Trespassers Williams e Close Your Eyes feat. Magic Numbers).
I Chemical non sembrano cadere in basso come i loro compagni techno Orbital (quelli di Blue Album), ma la loro carriera oggi più che mai sembra serrata a doppia mandata a quella Madchester ormai lontana, alla chimera big beat che fu, a quel modo - piuttosto spartano - di sovrapporre i campioni; insomma, a quel periodo in cui Firestarter (Prodigy, 1997) sembrava avesse messo la parola fine alla distinzione tra techno e rock.

Push The Button ha dunque questo grande demerito: il sound incarna in pieno gli anni novanta e vi rimane intrappolato (salvo sul finale dove rifugia nei New Order); quella decade preferiamo ricordarcela a ritmo di prove più riuscite come Dig Your Own Hole e Surrender (che, pur non magnifico, aveva almeno dalla sua una hit come Hey Boy Hey Girl).
A questo punto, non ci resta che sperare che il nuovo imminente album dei Daft Punk non faccia la stessa fine di questo Push The …Boredom.

(5.0/10)

01. Galvanize
02. The Boxer
03. Believe
04. Hold Tight London
05. Come Inside
06. The Big Jump
07. Left Right
08. Close Your Eyes
09. Shake Break Bounce
10. Marvo Ging
11. Surface To Air