
A distanza di quattro anni, dopo varie aggiunte e accorgimenti a cura di Massimo Simonini e dell’autore, viene pubblicato dalle Edizioni Angelica, il tributo di Alvin Curran al festival di nuova musica più importante d’Italia. La performance del compositore americano, elaborata per il decimo anniversario di Angelica (1991-2001), è una sorta di pastiche concettuale, un frammentato continuum costruito su campionamenti presi a prestito e accuratamente selezionati dalle registrazioni delle varie edizioni del festival. C’è posto per tutti quelli che sono riusciti a dare voce a una rassegna che ha fatto della sperimentazione e dell’improvvisazione le sue principali ragioni di vita: pezzetti di Shelley Hirsch, Phil Minton, Catherine Jauniaux, Giovanna Marini, Mike Patton, John Zorn, Fred Frith, Butch Morris, Gianni Gebbia, Tom Cora, Tristan Honsinger, Stefano Scodanibbio, Bob Ostertag, Otomo Yoshihide, Chris Cutler, Heiner Goebbels, Lol Coxhill (per citare solo i più noti) accuratamente selezionati secondo il gusto dell’autore e frullati insieme ricreando un paesaggio sonoro al tempo stesso suggestivo e schizofrenico. Una sorta di strano flusso di coscienza digitale significativamente introdotto dalla vocina elettronica di accenzione del Macintosh.
La performance, che si inseriva in un progetto più ampio di Curran di elaborazione di ritratti sonori di importanti festival europei (tra cui la celebrazione dei settantacinque anni di Donaueschingen), vede la luce solo oggi grazie alla passione e alla determinazione di Massimo Simonini, direttore artistico della rassegna bolognese, che insieme all’autore ha aggiunto altri “pezzi” alla registrazione originale e li ha mixati insieme alle rielaborazioni al computer di Domenico Sciajno, partner di Curran nell’ultima edizione del festival.
Ne è venuto fuori un album prezioso nel quale all’esecuzione originale (leggermente elaborata) di quell’8 maggio 2001 si aggiungono: il rimissaggio di Simonini (che enfatizza alcune elaborazioni elettroniche non presenti nell’originale); una serie di otto brevi composizioni realizzate sulla base di alcune registrazioni in studio del duo Curran-Sciajno e una versione per piano preparato della canzone Oh Johnny (Erat verbum John) esplicitamente dedicata a John Cage.
Un disco che fissa un momento significativo del percorso di Angelica proprio in una fase di radicale trasformazione del festival. Importante per chi segue da molto il percorso artistico di Curran, curioso e divertente per chi vuole immergersi in una singolare storia di Angelica.
(7.0/10)