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Stromba – Tales From The Sitting Room (Fat-Cat, 2005)

di Gianni Avella

2005, benvenuti nella seconda fase new-wave. Mi spiego meglio: 1980, The Clash licenziano Sandinista, triplo vinile di musica totale dove il punk (almeno sotto il profilo musicale) viene messo alla berlina dal dub, dai riverberi, dalla battuta lenta e soporifera. A pochi chilometri di distanza, intanto, il Pop Group si sgrana in diverse scissioni: nascono i New Age Steppers e Pigbag, Mark Stewart si lega artisticamente e spiritualmente all’Onusound di Adrian Sherwood ed i Rip Rig & Panic si apprestano a diventare i…. Rip Rig & Panic. In parole povere, il dub entrava definitivamente nelle case dei punk pentiti.

Cosa c’entra tutto questo col disco di cui dobbiamo parlare? Semplice: gli Stromba sono la proiezione terzo-millennio di allora. Il passo dopo Liars e Rapture, Il principio che sfocia nel verbo, la continuità della (nella) storia. Mettiamo da parte le facili ironie sul nome e applichiamoci sulla musica. Sono in due, James Dyer e Tom Tyler, attivi dal 1998 e debuttanti nel 2005, ma attenzione: parliamo di debutto lungo, poiché la loro storia ci dice di remix per conto di Emiliana Torrini (!) e di due 12”, uno dei quali contenente la terremotate Giddy Up, spaccato tribaloide lungo sette minuti dove collidono l’anima più “nera” dei Can, l’afro-beat di Tony Allen (il drummer di Fela Kuti) e gli Lcd Soundsystem di Yeah (pretentious mix). Un vero monstre che ovviamente fa bella mostra in Tales From The Sitting Room, e con esso tutto il bagaglio di influenze che, oltre al dub, le note biografiche inquadrano nel Miles Davis era Bitches Brew. Niente di più ovvio, in quanto Blue Skin abbraccia proprio la fede davisiana, con quella tromba che squillante si incunea a mò di coltello caldo nel burro. Swings and Roundabouts, dall’inizio iper-dub, porta la memoria ad un altro classico del Miles quale Big Fun e Camel Spit, misticheggiante come solo Alice Coltrane sapeva, profuma di lontane essenze orientali. La parte dub è affidata a Septic Skank e Tickle Me Dub, esercizi in gran stile che omaggiano lo stregone Lee "Scratch" Perry . Materiale bollente per chi bazzica il catalogo Trojan.

Nel mezzo stridono (si fa per dire…) Invisible Stink (già sul sampler della Fat-Cat Branches & Routes), la cui andatura ricorda molto da vicino Unfinished Sympathy dei Massive Attack, la psichedelia rituale di Swamp Donkey e la dolce chiusura di Jewell. Grandi.

Corsi e ricorsi storici che portano sempre allo stesso punto. L’inizio che ritorna inizio. Con la fine, fortunatamente, sempre più lontana……

(8.0/10)

01 - Camel Spit
02 - Septic Skank
03 - Manphibian
04 - Blue Skin
05 - Feed Her Procedure
06 - Perculator
07 - Invisible Stink
08 - Giddy Up
09 - Swings And Roundabouts
10 - Tickle Me Dub
11 - Swamp Donkey
12 - Jewell