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Sonic Youth with Tim Barnes - Koncertas Stan Brakhage Prisiminimui (Syr / Goodfellas, 2005)

di Daniele Follero

L’esperienza del cinema muto ha, fin dalle sue origini, interessato chi si occupasse di suono e, in particolar modo i musicisti, da sempre affascinati dal potere della musica di descrivere e commentare immagini. Prima ancora dell’invenzione del cinema, questa esigenza si era manifestata già nell’Ottocento con le musiche “a programma”, basate generalmente sull’interpretazione libera di un testo scritto, generalmente un romanzo. Ma si potrebbe andare ancora più indietro, fino alla nascita dell’opera, agli inizi del Seicento, a scoprire i segni di questo interesse, fino ad arrivare alla conclusione che esso è sempre stato presente.

Tornando al cinema, le avanguardie del secolo scorso, hanno intensificato questa relazione tra musica e immagini (non basterebbe un libro a descrivere questo rapporto in maniera dettagliata).

Il vantaggio del film muto, per un musicista, è quello di non essere stato concepito in funzione dialogante, ma unicamente per immagini. Ne deriva una libertà interpretativa praticamente illimitata, che ha spinto artisti provenienti da contesti più diversi a misurarsi con i fotogrammi.

Rimane ormai storico il contributo dei Faust al Dracula di Tod Browning, che successivamente ha ispirato anche il lavoro di Philip Glass con il Kronos Quartet.

Non potevano mancare i Sonic Youth, sempre in bilico tra il rock e l’improvvisazione libera. Abbandonato ormai definitivamente il “ruolo” di Gioventù Sonica, la produzione della band più famosa del noise diventa sempre più difficile da seguire, tra ristampe, pubblicazioni sporadiche e svariate registrazioni di performance improvvisate. Nel caso di Koncertas Stan Brakhage Prisiminimui, che documenta la performance del 12 aprile 2003 in occasione di un benefit show per gli Anthology Film Archives, in collaborazione con il percussionista Tim Barnes, i musicisti improvvisano sulle immagini dei film muti del regista sperimentale Stan Brakhage.

Il risultato è una lunga jam session suddivisa, nel disco, in tre parti e in cui confluisce tutto l’”armamentario” dei più recenti Sonic Youth: oggetti di ogni tipo, chitarre graffiate, suoni metallici, che ben si amalgamano alla libertà percussiva di Barnes. Più di un’ora in cui atmosfere calme, quasi piatte, “ambientali” (Heady Jam #1), si trasformano in un crescendo che raggiunge l’apice di un finale rumorista, trascinato da una batteria irrefrenabile (Heady Jam #3).

Impossibile dare un giudizio pieno e completo di un disco bello, ma così esplicitamente legato alle immagini e in cui la relazione suono-immagine è fondamentale, ai fini di un ascolto ottimale. Speriamo gli venga in mente di farne un dvd, o qualcosa del genere. Per ora un (7.0/10) con riserva.

  1. Heady Jam #1
  2. Heady Jam #2
  3. Heady Jam #3
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