Caratteri: [Small] [Medium] [Large]

Populous – Queue For Love (Morr Music / Wide, 2005)

di Daniele Follero

La strada del glitch hop e delle nuove tendenze dell’elettronica non conduce più soltanto negli U.S.A. Grazie ad Andrea Mangia, conosciuto come Populous, anche l’Italia alza la voce per rendersi partecipe di una delle più interessanti evoluzioni musicali del nuovo millennio.

Dopo gli esordi legati all’IDM/electronica e un percorso di avvicinamento (non solo musicale, ma anche filosofico a detta sua) all’hip-hop, Populous si impone come uno dei fenomeni più interessanti del momento su una scena sempre più contaminata e innovativa.

La presenza di un ospite d’eccezione come Doseone, voce dei (purtroppo) defunti cLOUDDEAD, la dice lunga sulle influenze e le intenzioni di quest’album, secondo capitolo per questo musicista/produttore nostrano. La differenza con Quipo, il suo esordio, è evidente: la riduzione del glitch da elemento fondante a semplice parte di un insieme molto più complesso mette in risalto uno spiccato gusto per le sonorità d’atmosfera. L’hip-hop, pur essendo la materia basica della sua musica, viene scomposto e utilizzato in modo alquanto intellettuale, viene decontestualizzato e ricostruito, indebolendone il lato per così dire “ballabile” pur mantenendone la complessità.

Un po’ come è successo negli anni ’60 e ’70 con la sperimentazione jazzistica, il processo di rivisitazione dell’hip-hop ha connotati fortemente “bianchi” (mi si passi la grossolana dicotomia bianco/nero per indicare due approcci tendenzialmente diversi alla musica: uno più intellettuale per tradizione, l’altro più fisico e legato al ballo). Di questo Andrea è perfettamente consapevole e sembra essere proprio questa consapevolezza la sua forza innovativa.

Queue for love è un lavoro raffinato e sofisticato nonostante sia stato registrato interamente nel bagno di casa (benedette tecnologie!!). Basterebbero i 50 secondi dell’intro The Breakfast Drama e la bellezza di My winter vacation (complice il rapping nasale e calmo di Doseone) a sintetizzare l’importanza rilevante delle sonorità ambient, dei tappeti di synth eno-iani e degli sfilacciamenti elettronici che costituiscono la materia costante di tutto l’album, impastata a dovere con beats tipicamente hip hop. I patiti delle classificazioni di generi potrebbero parlare di ambient-hop vista l’importanza che viene data a queste due musiche. Ma non basterebbe a descrivere un lavoro che accosta l’electro più algida alla morbidezza del soul (complice anche la bellissima voce di Matilde degli Studio Davoli); il sincopato ritmico del reggae e la profondità del dub (The Dixie Saga, Dance-Hall Nostalgia); sfumature jazz à la Four Tet e atmosfere dreamy (Magam Samba, Clap Like Breeze); delicati campionamenti di strumenti acustici dal sapore new age e passaggi r’n’b (Pawn Shop Close, Canoe Canow). Difficile trasmettere tanta sensibilità con delle macchine, cosa che a Populous riesce non bene, ma benissimo. Solo chi riesce a usare il campionamento come se fosse uno strumento può dar vita a un capolavoro come Drop city, un funk da b-movie anni ’70 scomposto e ricomposto in chiave drum’n’bass.

In definitiva un disco che potrebbe aprire un nuovo filone, molto interessante, nel nostro paese, rispetto a un genere che conserva ancora un alto grado di imprevedibilità e ancora molti territori da scoprire.

(7.5/10)

01. The Breakfast Drama
02. My Winter Vacation
03. Pawn Shop Close
04. Bunco
05. Sundae Pitch
06. The Dixie Saga
07. Dance-Hall Nostalgia
08. Magam Samba
09. Clap Like Breeze
10. Hip-Hop Cocotte
11. Canoe Canow
12. Drop City