
Qualora non fosse chiaro, del Pekler californiano degli esordi non c’è più traccia. Sarà l’aria di Berlino (già assaggiata qualche annetto fa, in occasione del contratto con la ~scape), fatto sta che Strings And Feedback spinge con foga sull’acceleratore dell’ambizione, non prima di aver abbassato ulteriormente i cursori del ritmo, tendente allo svaporare già in Nocturnes , False Dawns & Breakdown (2004), e di aver manovrato in zona rossa l’intensità degli overtoni atmosferici.
E’ un Pekler, in particolare, sempre più iconico. Già dal titolo: gli strings sono quelli di Morton Feldman, campionati e lubrificati secondo loop estenuanti, spesso indulgenti, e il feedback è la quasi ovvia farina del suo sacco. Niente di più, né di meno. Localite, ad esempio, pare quasi dichiarazione d’intenti: strisciate glaciali, set di disturbi acustici e ululati in cut-up a contornare battiti irregolari sullo sfondo.
Laddove Pale Fyr esibisce un bordone sibilante che piacerebbe all’Hollis di Taphead, pure ispessendolo di frastuoni a mezza voce luminescenti e dissonanti, con Mirrorise ci si addentra in una caverna di stalattiti in arpeggio riverberante, e Doublemoon è avvolgente nel suo mood psichico da soundscape Ligetiana (ma pure David Lynchringrazierebbe).
Con Cygnus (chincaglierie cosmiche Saucerful Of Secrets, interferenze elettromagnetiche), Refusenik (miasmi elettronici), Vor (spasmi e trilli tra evoluzioni-implosioni di feedback), Pekler non fa che ribadire il concetto. Alla fine il disco si diverte a fingersi campionario di cupezza horror a tecnica mista, o spettro che funziona secondo gamme di simboli e accessori sonori definiti. Importano invece - e di nuovo - le teoriche associazioni elettro-acustiche del titolo, ma il ruolo compositivo è limitato; l’ago della bilancia percettiva l’ha in mano esclusivamente (e passivamente) l’ascoltatore.
(6.3/10)