
I Need New Body al terzo album incarnano come non mai il loro nomen-omen: necessitano di un nuovo corpo ma tentennano indecisi nella scelta, trasformandosi più o meno deliberatamente in spiritelli dispettosi che possiedono ora uno ora un altro cadavere, senza mai trovare appagamento. Unico tratto comune a spuntare da tutti i pezzi di Where’s Black Ben i folti baffi di Frank Zappa, a sostituire le jam kraut-psych del primo disco (più vicino alla precedente esperienza Bent Leg Fatima) e ad ulteriore evoluzione degli spunti melodici e dell’ampliamento a nuovi stili (come il bluegrass e l’electro) che già s’affastellavano in UFO (File13, 2003).
Ma la schizofrenia si estende qui anche alla scelta dello stile parodistico, ora cercando di far coincidere Zappa con Beck ( Brite Tha' Day, So St Rx), ora abbandonandosi ad un comedy-punk idealmente compreso fra Minutemen, Fugazi ed Edie Sedgwick ed El Guapo sul fronte più moderno ( Magic Kingdom, Totally Pos Paas, Mouthbreaker ), ora gigioneggiando in un easy-bop tipo versione faceta di Sun Ra (Inner Gift, Badoosh+Seagull War=Die) ora cazzeggiando fra recuperi post-electroclash in odor di Juan MacLean (e ci verrebbe da citare i nostrani Faresoldi), fino a puntare a brevi centrifughe parossistiche à la Oneida (Pax-N-Half, Juvie Girlz/Ghost Of Bistro/Hairfunny). Ne risulta un confusionario e generalistico zapping fra generi incongrui, impressione sollecitata anche dalla brevità dei brani e dalla mania dello stacchetto. Un pasticcio che nel complesso lascia un po’ l’amaro in bocca dopo le passate improvvisazioni “incredibly strange psych” ma anche a fronte di alcuni episodi veramente riusciti nel sincretismo fra capra e cavoli, perle di un linguaggio nuovo che installa strutture rock e country su scheletri di suoneria da cellulare come Eskimo (ricordare i Residents è pleonastico).
Con questo pot-pourri i Need New Body sembrano aggiornare lo spirito zappiano all’epoca dell’emul-rock, a meno che non si siano trasformati a loro volta in un’emulazione di Zappa. Misteriose scatole cinesi della ripetizione post-postmoderna che di sicuro non ci faranno perdere il sonno la notte.
(6.3/10)