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Metalux - Victim Of Space (5 Rue Christine / Goodfellas, 12 luglio 2005)

di Michele Saran

Metalux, il progetto di Jenny Graf e M.V. Carbon, è orientato al rinascimento della sperimentazione hard-noise-no-industrial degli ultimi anni. In questo Victim Of Space la cifra stilistica è quella dell’esplorazione d’eventi psicotici, dominati da ampie (quasi teatrali) distorsioni da parte di una chitarra fradicia di Teenage Jesus and The Jerks accoppiati impunemente con Coil e Psychic TV, canto declamato, urlato e recitato (registri usati proprio in questo modo, a caso) e anti-contrappunti dell’apparato elettronico vintage. In altre parole, ci si divide con forzosa disinvoltura (e con andamento ritmico assolutamente a-dimensionale) tra electro-industrial a striature cut-up e sovrapposizioni di campioni di naiveté noise e pulsazioni synth-etiche.

Il canto (con testi pregni di capricci dada, quando non totalmente oscuri) spesso si trova a dirigere il gioco. Nell’iniziale The Rim diventa concitazione spasmodica à la Mark Stewart - anche se più vicina al registro declamato -, mentre nuovi giochi industriali eruttano rumori sovrastanti e intersecanti battiti stilizzati. In Sunny Krakow il nastro trasportatore del sampler duetta con una chitarra scomposta e arruffata Boredoms, mentre una tempesta di synth accompagna una linea vocale sconsiderata, generosissima di stecche fulminee.

Così per tutta l’opera. Al massimo c’è Tremor Loss, il suo clavicordo straniante, bissato da un arpeggio sfasato, su base pseudo-dub ritardata, e un rancido radio works Cage-iano a cigolare nel canale destro. Il canto trancedelico accompagnato dal solito riff di chitarra zoppicante e irregolare, a sfumare verso una tenuta ritmica minimale per congegni robotici Black Dice di Caligraphy Zone , e quello ultra-filtrato e distorto con esclamazioni spasmodiche e refrain esagitato di Accomplice sono le uniche eccezioni alla formula. La sprintata di digital hardcore Babyland nella parte centrale di Shipwreck rimane l’unico episodio di una qualche musicalità.

Alla quarta pubblicazione ufficiale su lunga distanza (sesta, contando due cd-r di oscura provenienza), nonché seguito di Waiting For Armadillo (Load, giugno 2004), il duo di Chicago dimostra un'estetica sempre più fatalmente centrata su di un'ipotesi di musica industriale per l'era post-industriale, secondo il modello inaugurato dai Pink Military. Per questo breve album (mezz’ora e rotti di durata) occorre però uno sforzo estraneo al ritrovamento delle fonti ispiratrici: se si è disposti a percorrere la distanza tra le loro peregrinazioni viziate e l'ascolto spassionato, renderà un certo fascino discreto. Molta, troppa - e talvolta monocorde - ricerca elucubrante, per poca carne al fuoco. Un ascolto anche ai progetti collegati: Jenny Graf Beabulah, Jenny Graf Sheppard, Bride Of No No, Twig Harper.

(5.9/10)

  1. The Rim
  2. Sunny Krakow
  3. Accomplice
  4. Tremor Loss
  5. Caligraphy Zone
  6. Shipwreck
  7. Shelldrum
  8. That Cone