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MAN – Helping Hand (Man Music / Sub Rosa, 2005)

di Daniele Follero

Cosa ci si potrebbe aspettare dall’incontro tra un quarantenne proveniente dai circuiti punk e un pianista di formazione classica? Ascoltando i MAN di sicuro qualcosa di molto interessante, che però ha poco o nulla a che vedere con i diversi background dei due musicisti.

E’ il 1998: Rasim Biyikli e Charles-Eric Charrier, francesi di Nantes, dopo aver suonato insieme in una band a metà tra il cabaret berlinese ed il free rock, decidono di dare vita al progetto MAN.

Dopo aver pubblicato due dischi e altrettanti ep, i due tornano con il loro “work in progress” fatto non solo di dischi, ma anche di performance, colonne sonore e installazioni audio e video.

Ricca com’è delle più svariate suggestioni, la musica di Helping Hand, terza prova della band sulla lunga distanza, è difficile da afferrare nella sua mutevolezza. Momenti techno (You’re In For It) si alternano ad atmosfere a metà tra l’ambient e il jazz salottiero (Drifting); tracce di sound laswelliano (Farewell; Revenir) si accostano a groove quasi chill out (Strange Feeling). Una musica che scende poco a compromessi, poco coerente e anche per questo affascinante.

L’influenza di Satie si fa sentire nel panismo di Biyikli, quasi sempre presente a tessere le trame principali del tessuto sonoro in una maniera discreta che si avvicina alle idee del musicista francese. In qualche modo la musica dei due potrebbe essere considerata Musique d’ameublement o come l’ha ribattezzata Eno “discreet music”. Si adatta all’ambiente, non attira mai l’attenzione ed esprime l’esatto contrario del concetto di dinamicità. Dirty Some Paper To Clear Out My Brain è la prova più tangibile di questo interesse per il concetto di musica ambientale: il sottofondo di rumori vari che accompagna il piano per tutto il brano cessa di essere un elemento di disturbo per diventare parte del sound ed essere percepito al pari di uno strumento.

In questo mare calmo c’è qualcosa che emerge increspando le acque: lo stupendo crescendo di Separation, in cui l’introduzione tetra del piano attraversa varie fasi di trasformazione, fino a terminare nelle grida di dolore di una chitarra distorta, che ricade all’indietro verso l’inizio.

Un brano che da solo vale l’ascolto dell’album. Attenzione, però, ai grandi entusiasmi: l’ambient è interessante, ma dopo un po’ stanca. E da questo punto di vista non è molto diversa dal grind core.

(6.5/10)

  1. You’re In For It
  2. Strange Feeling
  3. Helping Hand
  4. Drifting
  5. Maiomie
  6. Separation
  7. Dirty Some Paper To Clear Out My Brain
  8. Farewell
  9. Revenir
  10. 8mm