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Liz Janes & Create(!) - Self Titled (Asthmatic Kitty / Wide, 4 novembre 2005)

di Valentina Cassano

Forse è presto, dopo appena due album in studio (marchiati a fuoco nel suono e nella produzione da Mr. America Sufjan Stevens), confrontarsi con il passato, se poi parliamo di un passato ingombrante come quello dell’America rurale, fatto di folk, gospel, spiritual dalla forte connotazione religiosa e dalla grande valenza che in quella cultura assumono. Potrebbe sembrare - e non nascondiamo il dubbio che in realtà lo sia - un riempitivo, un modo per ovviare alla mancanza d’ispirazione, un po’ quello che succede con i cover album.

Ci si accosta così con una certa diffidenza a questa omonima nuova uscita di Liz Janes e del collettivo free jazz Create(!), di casa a Los Angeles, che senza troppe remore vanno a ripescare vecchi standard tradizionali rimpolpandoli di fresca linfa vitale. Il risultato, contro tutte le aspettative e le rimostranze del caso, è notevole, ma d’altronde che la ragazza avesse una certa familiarità e sapesse maneggiare con estrema cura la materia era già evidente con il precedente Poison & Snakes (2004).

In questi sei brani la maturità della sua voce cresce, mostrando le sue complesse architetture, tra acute volte e profonde cripte, sminuzzando gli arrangiamenti e ricomponendo i pezzi a suo piacimento, nella prospettiva di una moderna destrutturazione della memoria storica. Ed ecco che Lonesome Valley diventa una ballata cristallina dai colori del mare, con l’arpeggio di chitarra ad indicare la rotta e il banjo a illuminarla, mentre Be My Husband sprofonda, trasfigurata, in un abisso di rumori, di colpi di spazzole e piatti che accompagnano un sussurro greve (affine per trasporto e pathos alla versione di Nina Simone), lo stesso vale per il ronzio di All The Pretty Horses, tre minuti di preghiera pagana. Con Jesus Is A Dying Bed-Maker l’orizzonte si apre a influenze jazzistiche più canoniche, volatili, ma non per questo imprecise, tutto il contrario di quanto succede in Run, Old Jeremiah / Keep Your Hand On The Plow, in cui la sezione ritmica (percussione e battiti di mani) guida un accelerato blues aperto da un classico coro gospel, con la voce di Liz imbevuta di alcol e arrochita dal fumo. Sigilla questo excursus una tenue Careless Love, che si innalza tra controcanti e fiati penetranti, a ricordare quanto un classico possa far bene all’anima. Non un lavoro originale dal punto di vista compositivo, dunque, forse a tratti anche frammentario, ma sicuramente una lodevole rivisitazione che mostra il coraggio e il carattere di Liz Janes, in attesa di avere presto sue notizie.

(6.9/10)

  1. Lonesome Valley
  2. Be My Husband
  3. All The Pretty Horses
  4. Jesus Is A Dying Bed-Maker
  5. Run, Old Jeremiah / Keep Your Hand On The Plow
  6. Careless Love