
Riverberi sintetici e vocalizzi diafani in loop come il mantra rauco d'uno spettro psych. Nel mezzo, una chitarra acustica con tentazioni esotiche a raschiare il ventre dell'allucinazione, con un effetto curiosamente simile a quello ottenuto dalla joint venture Eno-Bowie in Moss Garden. Ecco, più o meno è tutto qui. Bastano tre tracce per complessivi 42 minuti a Robert Lowe, già bassista per 90 Day Men e TV On The Radio,per dare vita alle proprie mesmeriche trepidazioni. Quasi tre quarti d’ora durante i quali non potrete fare a meno di pensare al geniale titolo del terzo pezzo, se sia il caso o meno di utilizzarlo come sign del mese delle vostre e-mail, e che in fondo sarebbe proprio ora di dare una mano d’imbiancatura all’angolo di parete tra salotto e tinello. Ma soprattutto, porca miseria, il telefono non suona mai quando ce n’è bisogno.
(4.6/10)