
Vittorio Demarin è un musicista poliedrico, un sarto del campionatore, un cervello tinto dei colori dell’arcobaleno, un’anima adulta che non ha perso il piacere infantile della scoperta. E’ sufficiente ascoltare quello che pubblica con lo pseudonimo di Gomma Workshop per rendersene conto: idee e riferimenti dei più disparati sotto forma di sovraincisioni, cesure, suoni pulsanti, affastellamenti strumentali, loop, spesso assemblati col fine di creare vere e proprie colonne sonore.
Come nel caso di Almanacco, la serie di animazioni realizzata dallo stesso musicista, le cui immagini prive di commento dipendono in tutto e per tutto dalla musica - nello specifico i Cantina Tapes - e costituiscono al tempo stesso una giustificazione visiva a suoni tanto ricchi e inebrianti.
In un approccio dal genere il vero problema è riuscire a creare ponti melodici stabili che possano rendere per lo meno credibile il lavoro di taglia e cuci alla base dell’opera, e Demarin dimostra di saperlo fare, compilando con successo – diversamente da quanto accaduto ai tempi dell’esordio discografico Almanacco Moderno meno coerente e più sfilacciato – un fluire armonico morbido e gradevole.
I Cantina Tapes si nutrono di umori sintetici e registrazioni d’antiquariato, musica concreta e strumenti suonati – tra cui archi, sax, arpa, fagotto, clarinetto, fisarmonica, batteria, contrabbasso, tastiere -, parentesi scherzose e rumori da cartoon, sonorità giocattolo e cambi di rotta improvvisi. Se Clownsclan è Paolo Conte in salsa mitteleuropea e Pijama’o’Rama un collage schizoide di elettronica e melodie cinesi, Calomore è trip-hop free per sintetizzatore e ottoni, Solofone è jazz liquido per wurlitzer e ronzii di mosche, FantaJma una collezione di voci sotterranee e chanson francese, Kgphono un valzer mutante da giostra di Natale.
Brani che si configurano come una sorta di zapping sonoro impossibile da decifrare e trattenere ad un primo ascolto, ma sintomatico di un lavoro da certosino sui suoni e un linguaggio dalla complessità sottile.
(6.8/10)