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Gaudi & Antonio Testa - Continuum (em:t records, 2005)

di Andrea Erra

Paesaggi sonori in continuo divenire, sonorità elettroniche (analogiche e digitali) che incontrano strumenti tradizionali, ritmi ipnotici e trascinanti. Continuum è questo e molto di più: è uno sguardo intelligente (ma che non si compiace di sé) e a 360 gradi sulle possibilità che offre la musica “globalizzata”. In linea con la produzione ambient-elettronica della em:t records, Continuum ci offre tutto il bagaglio dei suoi autori: il dub (chi ricorda gli esordi ragamuffin di Gaudì?) e la sapienza combinatoria del Dj-remixer (Gaudì ha lavorato per artisti come Lamd, 1 Giant Leap, Simple Minds e Ojos De Bruio), tessiture ambient (caratteristiche della produzione musicale di Antonio Testa).

Valore aggiunto è la ricerca di suoni etnici, con l’utilizzo di strumenti tipici di tradizioni musicali lontane da quella occidentale (dove si incontrano il percorso già evidente nelle precedenti produzioni di Gaudì e quello di etnomusicologo di Testa). Fondamentale per la buona riuscita del disco è poi la riconoscibilità dell’apporto dei due compositori, dei loro gusti e delle loro competenze all’interno di tutti i pezzi che compongono il cd: ogni traccia ha così una sua fisionomia ben riconoscibile e ci propone nuovi spunti e nuovi orizzonti.

I brani sono in realtà due sequenze (la prima composta dalle tracce da 1 a 5, la seconda da 7 a 11) divise dalla traccia 6 (non a caso intitolata Interlude). Prologue - Helictite Labyrinth presenta subito il mondo che stiamo per esplorare: un suono lontano - appena percebile - in loop (il Labyrinth del titolo) è la base (anche ritmica) su cui si innestano rumori e suoni evocativi di paesaggi lontani e sconosciuti, preludio a Deimos' Prophecy che ci offre i primi spunti dub. Con Night Watch le cadenze reggae prendono il sopravvento insieme a una colorazione rumoristica, ma Dawn Cliffs II Risveglio delle pietre ci riporta di colpo a un’atmosfera sognante di echi, in cui si ritagliano un posto brevi spunti martellanti, che nella seconda parte del pezzo lasciano il campo a un unico riff. Micro-Evolution è il continuo mutare timbrico di un riff e dell’accompagnamento di batteria (quasi un gioco in stile minimalista).

Interlude chiude la prima parte di questa sequenza/suite con un tappeto sonoro sospeso, a cui si contrappone la precisione ritmica di Dub Hypnosis, con cui si apre la seconda sequenza. Bass Instinct tiene fede al suo nome grazie al riff di basso che sostiene tutta la traccia e porta all’ascolto di Space-Mind Continuum; No Escape ripropone la cifra stilistica di Micro-Evolution.

Epilogue - After The Plunge chiude la seconda sequenza: come nel brano di apertura, un suono e una voce evocativi di mondi lontani fanno da base a una variegata tavolozza di suoni/rumori, che conducono alla fine di questo viaggio musicale.

Un cd da ascoltare comodamente seduti in poltrona, a occhi chiusi, ma con l’immaginazione pronta a offrirci paesaggi magici, oppure da vivere lasciando vibrare il corpo al ritmo pulsante del dub, o ancora ad alto volume fino a saturare l’ambiente con la ricchezza dei suoni.

(7.5/10)

  1. Prologue - Helictite Labyrinth
  2. Deimos' Prophecy
  3. Night Watch
  4. Dawn Cliffs II Risveglio Delle Pietre
  5. Micro-Evolution
  6. Interlude
  7. Dub Hypnosis
  8. Bass Instinct
  9. Space-Mind Continuum
  10. No Escape
  11. Epilogue - After The Plunge
  • Gaudì - Moog, theremin, tape echoes, keyboards, ondes martenot and programming
  • Antonio Testa - Kalabash, bone flutes, mbira, stones, stalagmites, shells, drones and textures
  • Aaron Austin - voice, track 2
  • Poppy Kinloch - voice, track 2
  • Alio Die : drones, track 2
  • Walter Maioli : nai flute, track 3
  • Opium - drones. track 3
  • Nir Bakshy - voice, track 4
  • Martin Radford - cello, track 6
  • Ash : bass, track 7
  • Matt B : keyboards, track 8