
Dopo l’affresco magniloquente di Delirium Cordia i Fantomas ritornano alla formula primigenia del primo disco, sostituendo l’immaginario fumettistico da cui era scaturita la stessa ragione sociale del combo con il mondo dei manga e dei cartoni animati. L’impasto di metal, hardcore e no wave di allora viene qui portato al parossismo, paradossalmente dall’innesto di elementi melodici ultraminiaturizzati che aumentano il senso di vertigine e spaesamento. Ne scaturisce il perfetto manifesto del progetto Fantomas, ancor più rappresentativo del disco omonimo.
L’impianto di base, trenta microcanzoni – proprio come le trenta “pagine” del primo disco - una per ogni giorno dell’aprile 2005 (con allegato un calendario illustrato da Yoshitomo Nara), si ricollega alla filosofia dello storico Commercial Album dei Residents da un lato e all’esperienza Naked City dall’altro, costituendone una brillante sintesi. L’intreccio di trilli, micro-jingles, riff plumbei, sventagliate di batteria che si trasformano in effetti para-elettronici è studiato secondo una geometria eversiva che approda a una riproduzione iperrealistica delle strutture del Pop e contemporaneamente dell’anti-pop, se così possiamo definire l’insieme di quei generi come il metal e l’hardcore che per segno si contrappongono a questa attitudine.
Suspended Animation disattende così i gusti dei proseliti della Pop Culture come quelli dei suoi più idiosincratici avversori, trascendendone la dialettica su cui il mercato e le sue nicchie si fondano e rappresentandone l’analisi più profonda, inevitabilmente grottesca agli occhi dei suoi sottoposti.
(8.0/10)