
Ormai diventato una sorta di parola d’ordine
per ogni indierocker infatuato di hip hop ed eclettismo in generale, dälek arriva
all’ennesimo atto della propria discografia ‘maggiore’ con
la benedizione di Mike Patton e con il patentino di Grande
Artista rilasciato da Faust e soci.
Absence, realizzato ancora una volta sotto l’egida di Mr.Fantomas
(già responsabile
di From Filthy Tongue Of Gods And Griots, che
a tutt’oggi rimane il
loro episodio migliore), non mostra alcun radicale cambiamento della formula.
Come sempre, dälek collettivo è uguale a dire dälek rapper più una
chiara impostazione pesante-rock-psichedelica-scandita ed estremamente
grassa (i soliti compagni d’avventura Still e Oktopus),
di quelle cose che gradiscono (bene e spesso) l’effettaccio ma che
non abbandonano mai l’eleganza formale; unico (solito) difetto, l’impossibilità di
uscire da una gabbia di ipotesi che si rinnovano pedissequamente ad ogni
nuovo episodio. Dal punto di vista estetico, delle collaborazioni con Velma e
appunto Faust non rimane de
facto nulla sui solchi di Absence; via libera
piuttosto agli heavy-beats da ultradopa di scuola europea che assalgono
l’ascoltatore
ad ogni brano.
Apprezziamo comunque la capacità di rimanere aggrappati al proprio
essere come àncora di salvezza: il presente platter si rivela l’ennesima
testimonianza del lavoro di una band tra le più concrete (in senso
molto lato) del panorama indie. Il che sarebbe anche un limite: perché esserlo
solo per il panorama indie?
(6.5/10)