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dälek - Absence (Ipecac, 2005)

di Francesco Farabegoli

Ormai diventato una sorta di parola d’ordine per ogni indierocker infatuato di hip hop ed eclettismo in generale, dälek arriva all’ennesimo atto della propria discografia ‘maggiore’ con la benedizione di Mike Patton e con il patentino di Grande Artista rilasciato da Faust e soci.
Absence, realizzato ancora una volta sotto l’egida di Mr.Fantomas (già responsabile di From Filthy Tongue Of Gods And Griots, che a tutt’oggi rimane il loro episodio migliore), non mostra alcun radicale cambiamento della formula. Come sempre, dälek collettivo è uguale a dire dälek rapper più una chiara impostazione pesante-rock-psichedelica-scandita ed estremamente grassa (i soliti compagni d’avventura Still e Oktopus), di quelle cose che gradiscono (bene e spesso) l’effettaccio ma che non abbandonano mai l’eleganza formale; unico (solito) difetto, l’impossibilità di uscire da una gabbia di ipotesi che si rinnovano pedissequamente ad ogni nuovo episodio. Dal punto di vista estetico, delle collaborazioni con Velma e appunto Faust non rimane de facto nulla sui solchi di Absence; via libera piuttosto agli heavy-beats da ultradopa di scuola europea che assalgono l’ascoltatore ad ogni brano.
Apprezziamo comunque la capacità di rimanere aggrappati al proprio essere come àncora di salvezza: il presente platter si rivela l’ennesima testimonianza del lavoro di una band tra le più concrete (in senso molto lato) del panorama indie. Il che sarebbe anche un limite: perché esserlo solo per il panorama indie?

(6.5/10)

01. Distorted Prose
02. Asylum (Permanent Underclass)
03. Culture For Dollars
04. Absence
05. A Beast Caged
06. Koner
07. In Mist Of Struggle
08. Eyes To Form Shadows
09. Even Somber
10. Opiate The Masses