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Colleen – The Golden Morning Breaks (Leaf / Wide, 2005)

di Matteo Quinzi

È sempre difficile crescere, migliorarsi senza correre il rischio di perdersi nei meandri dello strafare o ancor peggio dello snaturarsi. Meglio quindi la teoria dei piccoli passi, del less is more, per saggiare e constare in maniera tangibile lo sviluppo del proprio percorso artistico. Questo è quanto la parigina Cécile Schott (aka Colleen) ci suggerisce ascoltando il suo secondo lavoro, seguito ideale dell’acclamato debutto del 2003 Everyone Alive Wants Answers. Ideale perché pubblicato dalla stessa label, la londinese Leaf, una delle realtà più floride in campo folk-tronico ed elettro-acustico su scala mondiale (Murcof, Triosk, Caribou, Efterklang solo per citare alcuni artisti presenti nel loro catalogo), perché a livello stilistico-estetico ne ripercorre le medesime traiettorie, fatte di suoni acustici di matrice folk e avant/contemporanea sia europei che provenienti dall’estremo oriente, riprocessati attraverso un laptop e sporcati con un’elettronica lievemente morbosa ed estatica, perché trasmette lo stesso senso di dolce abbandono, di evocativa malinconia, ma soprattutto perché differisce in un aspetto fondamentale in ambito musicale: l’esecuzione e la registrazione dei brani.

Infatti mentre Everyone… era composto in gran parte da sample scelti ed assemblati (non a caso Cécile è anche un’ottima dj, non è da tutti saper miscelare con perizia gli Everything But The Girl con l’Anti Pop Consortium…), il nuovo The Golden Morning Breaks (titolo preso da un’antica canzone per liuto del XVI° secolo composta da John Dowland) è un disco completamente suonato, con una ricca varietà di strumenti presenti (da un’armonica di vetro al glockenspiel), frutto degli ascolti fatti negli ultimi due anni (in particolare componimenti per viola da gamba, compositori di classica contemporanea, le tecniche kora dell’Africa Occidentale, il folk Indonesiano ed il gamelan), e della necessità di voler riproporre i propri brani dal vivo in maniera più dinamica e diretta.

Proprio questa ampia scelta di suoni e sapori acustici ha fatto si che la componente elettronica fosse decisamente relegata ad un ruolo secondario, affacciandosi in maniera più sfrontata solo in un paio di episodi ( The Happy Sea, del quale è presente nella versione in cd anche il video, e I’ll Read You A Story), lasciando la parte del leone a delle splendide chitarre acustiche registrate in modo impeccabile.

The Golden Morning Breaks grazie alla sua disarmante semplicità (d’ascolto) e profondità (a livello di ricerca musicale) risulta essere uno di quei lavori capaci di colpire allo stesso tempo la mente ed il cuore dell’ascoltatore. Melodie senza tempo e provenienza rappresentate perfettamente dall’abbraccio tra l’unicorno e la fatina raffigurato in copertina. Una raccolta da non perdere per chi ha nel cuore i Gastr del Sol, i Town and Country di C’mon, i Wechsel Garland, l’ultimo di F.S. Blumm, piuttosto che i vari Four Tet et similia.

Se il buongiorno si vede dal mattino, quando i raggi di sole dorati ci trafiggono gli occhi e riscaldano le membra, aspettiamoci una giornata quanto mai avvincente e soddisfacente. Parola di Colleen.

(7.0/10)

  1. Summer Water
  2. Floating In The Clearest Night
  3. The Heart Harmonicon
  4. Sweet Rolling
  5. The Happy Sea
  6. I’ll Read You A Story
  7. Bubbles Which On The Water Swim
  8. Mining In The Rain
  9. The Golden Morning Breaks
  10. Everything Lady Still