
Con questo nuovo lavoro dal titolo nuovamente invertito (nuovamente su Bar La Muerte, ma con collaborazioni varie: Vida Loca, Post Romantic Empire, etc.), le Allun spostano il loro posizionamento nell’alternative italico. Saltato a piè pari l’underground duro e puro, la band si trova ora in quel limbo di (pseudo) visibilità che le consacra definitivamente come band dotata di un tanto genuino quanto provvidenziale status di culto.
Tanto per cominciare, c’è la nuova conformazione della line-up, ridotta per l’ennesima volta (ai loro esordi si potevano contare cinque ragazze) dopo la defezione di Alessia. Ora ci sono soltanto la solita Stefania (voce, chitarra e violino) e la graphic designer Natalia (elettrodomestici, giocattoli, mangianastri), più le collaborazioni di Silvia Grosso, e A034 all’elettronica.
Il risultato più evidente e sostanzioso della loro mutata ragione sociale si ha con il baricentro del disco, Le belle addormentate, un complesso tour-de-force di quasi 20 minuti, strutturato a mo’ di poema sinfonico, con tanto di indicazioni metronomiche e operistiche (o da sinfonia/suite barocca). E’ soprattutto una sorta di Hosianna Mantra sopraffatto, oltraggiato e violentato dal Mayo Thompson più disturbato, un cinico programma di illustrazione di atrocità perverse che passa attraverso il campionario vocale di Stefania (ora spasimo grave, ora grido soffocato, ora cantilena come streghetta malefica), il rumore ottenuto con gli oggetti più banali (compresi motorini di frullatori) e l’elettronica spartana. A spiccare è soprattutto l’uso avveniristico degli strumenti giocattolo (o dei giocattoli veri e propri), come le finte pistole laser, a dare vita a lamine di suono incandescente, mentre i conati di Stefania si trasformano in lamento gracidante da Diamanda Galas diafana. Ma vedasi anche la dimensione di anti-teatro Ionesco-iano presente nella telefonata-farsa di Stefania nel bel mezzo del frastuono più spaccatimpani, nel quinto movimento, o ancora i campioni di bambini al gioco storpiati da un maldestro cut-up di Natalia, che fanno capolino tra il settimo e il nono movimento. E’ tutto un trastullarsi con il noise, sia nell’ammontare di altezze indefinite secondo i nobili dettami di Varèse, sia nell'impedimento alla comunicazione, e alla comunicazione vitale.
!otnemidarT, l’altra punta del disco, attacca con stridori lontani, sovrastati da una scura ma melodica linea di piano à la Francesco Magnelli (suonata da Mae Starr dei Rollerball) e con palpiti electro accoppiati con un violino isterico (tutto tremoli impazziti e glissando gracidanti), secondo un mood da noir espressionista. Le due tracce brevi, Due bambine nel bosco e enif aL (rispettivamente apertura e chiusura del disco), sono il filo spinato che delimita la zona calda del disco. La prima dichiara gli intenti cerimoniali di ispirarsi alle filastrocche per bambini (Alla galera non pensavo, citata in apertura dalle due ragazze in coro), poco prima di venire sommersa e devastata dagli strati dissonanti Mars-iani della chitarra di Stefania. La chiusa, tanto rarefatta quanto rachitica, è basata su un filo di violino stonato in stile Twin Infinitives, a chiudere l’opera in un’atmosfera da meriggio d’oltretomba.
Quello approntato in questo disco è un illustre paradosso, anche se poco letterato e bisognoso dell’apporto live, come un regime anarchico regolato da un oligopolio. Vale più come composizione (e interpretazione) che come enunciazione. Di nuovo prevale la coincidenza tra gesto e fatto artistico: una volta aumentata l'ambizione, la musica delle Allun riceve vigore visionario e carica distruttiva portata agli eccessi del parossismo, delle tecniche automatiche surrealiste. Il disco è corredato da un pregevole portfolio a colori, di una quarantina di pagine - e curato ovviamente dalla stessa Natalia, con foto e immagini tratte dai recenti happening live, e dal videoclip di Due bambine nel bosco, che insieme costituiscono approfondimenti del loro apparato simbolico (e del loro personale universo) audio-visuale, non semplici strumenti promozionali. Il nuovo progetto solista di Stefania (in realtà in cantiere fin dal 2003) si chiama? Alos, in cui performa cucinando.
(6.7/10)