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Paolo Benvegnù - Piccoli Fragilissimi Film (Stoutmusic/Santeria/Audioglobe)

di Maurizio Marino

Pesca il jolly Paolo Benvegnù con questo suo atteso debutto solista, di gran lunga superiore a tutto quanto fatto sotto la sigla Scisma.
Sofferto, malinconico, intimistico, “vero”, Piccoli Fragilissimi Film ha davvero poco a che spartire con il sempre più naufragante “rock italiano cantato in italiano”.
Finissimo orchestratore (basti già il magistrale uno-due di Il Mare Verticale e Cerchi Nell’Acqua, o l’emozionante Il Sentimento Delle Cose, perfetta per un Festival di Sanremo di una realtà parallela) e fragile poeta della parola (la seconda parte del disco, più romantico-autobiografica, con le storie tristi di È Solo Un Sogno, Only For You, Quando Passa Lei, che in fondo abbiamo provato tutti), Benvegnù si candida per un posto ai vertici della nuova musica d’autore italiana, nuova ed antica al tempo stesso.
Un disco “da Club Tenco” ma anche no. Un disco da ascoltare e da mettere in rotazione, per accorgersi come in Italia ci sia ancora posto per piccole, fragilissime isole felici. (8/10)

di Stefano Solventi

C’è chi sostiene che Paolo Benvegnù – ormai da troppo tempo ex leader degli Scisma – sia un presuntuoso. Ne sono convinto anch’io, e penso sia un bene. Credo che la presunzione sia un concetto generalmente disistimato, soprattutto perché - seppure a diversi gradi - lo ritroviamo alla base di qualsiasi forma espressiva.

Nello specifico, ogni musicista è un (po’) presuntuoso. Soprattutto un musicista rock, che bene o male deve mettersi in gioco anima e corpo, rendere oggetto e soggetto dell’espressione anche (soprattutto?) l’evidenza di sé.
Un gioco che si può interpretare in modi diversissimi, ma da cui non si scappa: all’estremo, anche l’assenza diventa un “aspetto” che connota – direttamente o di rinterzo – la sostanza sonora, anch’essa ingombrante, sonante, “presuntuosa”.
Quanto a Benvegnù, ben venga la sua presunzione d’artista “superiore-alla-media”, deus ex machina piovuto su uno stallo pernicioso a ravvivare e innescare, a incantare e dannare. Con gli Scisma fece o tentò di fare – tolte certe inevitabili cadute di tono – esattamente questo, non certo da soli ma quasi da soli nel pensarsi grandi, debitori e non succubi del patrimonio artistico d’oltreoceano e d’oltremanica e d’oltralpe, oltre a ciò testimoni di una tradizione canzonettistica nazionale in cui non tutto è da buttare anzi (da Tenco a Paoli, da Endrigo a Battiato…).
Riguardo al presente debutto da solista – in anticipo almeno in questo rispetto al collega, amico e altrettanto celebre “presuntuoso” Manuel Agnelli – quanto scritto finora torna più che comodo. Perché è in effetti un disco ambizioso, capace di mettere sul piatto tutta la perizia maturata sul campo in qualità di producer (per Endura, Nordgarden e Brychan tra gli altri) nel definire arrangiamenti flagranti, ricchi, ipertesi. Chitarre, basso e batteria certo, ma anche pianoforti e rhodes, vibrafoni e percussioni, mellotron e farfisa, archi e moog. Tutti applicati copiosamente e coscienziosamente, ricercando in ognuno il pulviscolo timbrico e la versatilità, la dinamica e la persistenza.
Qualità che quando s’incontrano con felici intuizioni di scrittura fanno sbocciare autentici gioielli, su tutti l’iniziale Il Mare Verticale (titolo preso in prestito dallo stupendo romanzo di Giorgio Saviane, dal quale a tratti sembra mutuare la meditazione sull’archetipo nel processo di auto-identificazione), splendida ballata folk-jazz tutta sospensioni e rilasci che monta proprio come una marea fino al frangersi conclusivo.
Il contrasto a più livelli tra piano indolenzito, drumming palpitante in aspro primo piano, vibrafono trasognato, lo starnazzare malinconico degli ottoni e il trepidare discreto degli archi sullo sfondo costituisce un insieme forse eccessivo, ma appropriatissimo quale mezzo di contrasto per la voce amabilmente sgraziata di Benvegnù. Un po’ di brainstorming: Tenco e Wyatt, Marco Parente e Terry Callier, Gino Paoli e - massì - il Thom Yorke di Sailing To The Moon.
Niente di ciò che segue – purtroppo – regge il confronto, pur non mancando azzeccate situazioni d’incantevole equilibrio/squilibrio tra languore estetico, meditazione poetica e pulsione vitale (buona anche se un po’ didascalica Il Sentimento Delle Cose – da qualche parte tra Battiato e Gazzé - dolciastra e straniante È Solo Un Sogno – allucinazioni beatlesiane in sinuosa deriva chansonnier – svenevole e incantata Quando Passa Lei – omeopatia gospel-soul in sospensione amniotica, marcetta tra cori di panzucchero, organino campo-di-fragole e allucinazioni insidiose di synth e sax).
Altrove si avverte il cedimento a forme pop vestite sempre con cura, tuttavia risolte con semplicismo melodico quasi irritante (Cerchi Nell’Acqua, Suggestionabili, Only For You), mentre episodi come Io E Te e Fiamme fanno perno in maniera eccessiva su stranianti situazioni ritmiche e d’arredo – nella prima un piano tra minimalismo jazzy e accademia, canto acidulo, fraseggi di corde tra il post strinato e l’evocativo floydiano, nella seconda slittamenti atonali di voce, campanellini, legni e armonica – finendo col sembrare più interstizi atmosferici che altro.
Catherine chiude tirando le fila e aggiungendo qualche altro ingrediente: jazz contagiato di psichedelia, melodramma di un corpo/un destino a perdere, claudicante interazione tra archi, piano e synth, una melodia scivolosa, cupa e volatile, chorus che non mantiene le promesse dei versi riciclando cascami e bagliori sixties, una chitarra che non trova la miccia che dovrebbe (vorrebbe) accendere. Segue una breve ghost track, bruma d’archi in cinematica dissolvenza, non so se più inutile o pretenziosa: ma in fondo non erano piccoli fragilissimi film?
Dicevamo, la presunzione: ha un certo fascino, è lecita e auspicabile quando usata come trampolino per superarsi. Cosa che in questo disco avviene spesso, pur cadendo qua e là – inevitabilmente - in un semplice, stucchevole amor di sé. Con tutto ciò, voglio dire, va bene così. Non sia mai che Benvegnù divenga d’un tratto modesto: sparirebbe, semplicemente, come titoli di coda di se stesso.


(6,1/10)

01. Il mare verticale
02. Cerchi nell'acqua
03. Io e te
04. Il sentimento delle cose
05. Fiamme
06. Suggestionabili
07. Brucio
08. E' solo un sogno
09. Only for you
10. Quando passa lei
11. Catherine
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