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My own parasite – I am (Plumbea Records/ Goodfellas, 2004)
M:ET – Leros en genolmen (Plumbea Records / Goodfellas, 2004)

di Daniele Follero

Sono veronesi, ma parte della loro esperienza è legata a Bologna, città cardine nel panorama del post rock italiano. Dopo dieci anni trascorsi nella penombra di un esordio che tardava ad arrivare, i My own parasite possono venire allo scoperto e guardare la luce con un consistente bagaglio di esperienze e un disco già maturo. I dieci anni di gestazione tengono I am strettamente legato al post-rock degli ormai quasi archiviati anni ’90, senza con ciò compromettere la complessiva freschezza delle dieci tracce. Il marchio di Slint e Motorpsycho è indelebile e inconfondibile, ma rappresenta solo la cornice di un quadro di influenze molto ampio che arriva fino alla psichedelia di stampo seventies e alla dark wave.

La divisione dei brani in due “side”, oltre ad essere un esplicito riferimento all’ormai quasi archeologico vinile, accosta due programmi musicali speculari che dipingono due diversi volti dei My own parasite. Nella “prima facciata” prevale un approccio noise molto particolare, a tratti lento ed ipnotico (I support the platform!, Kafka), altre volte nervoso e metallico a(Seven, Supermn). La parte centrale (An echo), spazio aperto a sperimentazioni elettroniche e campionamenti, si pone, anche musicalmente, al centro del primo blocco di brani, a testimonianza di un gusto per una simmetria non solo alfanumerica (A/B; 5/5), ma anche formale (fase strutturata/forma libera/fase strutturata, come nel caso dell’ordine dei brani della prima parte).

La seconda parte si scrolla di dosso con tranquillità i riff graffianti e i rumorismi per mostrare la “dark side” del “parassita”. Le luci si fanno più scure, il tempo si dilata e il sound diventa più rilassato e ipnotico. God-me è trascinante nel suo languore, mentre in Pleroma (in due parti) la forma si libera e le idee musicali si sparpagliano a piacimento per dieci minuti. Il colpo di coda in puro stile post-rock di killer elite, mi piace vederlo come un episodio di richiamo al principio dell’album, che conferirebbe circolarità alla simmetria più o meno intenzionale che struttura I am.
L’inclusione nel cd del video di God-me, diretto dal giovane regista indipendente Toni D’Angelo (allievo di Abel Ferrara), è una piccola testimonianza del grande interesse che i quattro veronesi manifestano per la combinazione di suono e immagine e dell’ormai consolidata collaborazione con il regista romano, che già in precedenza aveva utilizzato musiche loro per alcuni suoi cortometraggi.

(7.5/10)

La necessità e la voglia di libertà creativa e l’intenzione di crescere non solo come gruppo, ma anche come progetto in senso lato, stanno alla base della creazione della Plumbea Records, etichetta nata in occasione dell’uscita di I am e che vanta già tre pubblicazioni, incluso, naturalmente, l’album di My own parasite.

Nel piccolissimo catalogo della neonata etichetta è sicuramente degno di nota Leros en genolmen, l’album d’esordio dei M:ET, trio di chitarra basso e batteria, che comprende Carlo Marrone (sotto le mentite spoglie di Charline Braun), chitarrista dei My own parasite. Seppure anche nei M:ET sia evidente l’impronta post-rock e le fonti di ispirazione siano ancora Slint e Shellac, lo stile è ben diverso. Prevale l’uso di tempi dispari e di virtuosismi strumentali, che gli danno un’impronta progressive e che li rendono più affascinanti dal vivo che in studio. Accostamenti improbabili, trovano la loro ragion d’essere nell’ironia di fondo che anima quest’album già dal titolo: tempi funk-jazz che si alternano a esplosioni prog-metal (Introducing The Flash e, soprattutto, Meat people) senza soluzione di continuità; un funk-metal che ci ricorda i migliori Living Colour e che improvvisamente si trasforma in un raffinato arpeggio darkeggiante ( Meat is murder).

I Metallica di ..and justice for all, i Fugazi e i King Crimson convivono senza grandi problemi in questo contenitore prog-redito e prog-ressivo, che non rifiuta neanche l’elettronica, ma la condensa in piccoli episodi di sperimentazione sonora basati sulla registrazione di voci e suoni concreti e analogici (Tape I, II,III), che si infilano tra i brani. Spero di chiedergli presto perché ci tengono tanto alla carne, in tutte le sue accezioni (flesh/meat): basta dare un’occhiata alla tracklist per accorgersene!

(7.0/10)

Leros en genolmen, vi presento la Plumbea Records!

My own parasite

Side a
01. Kafka
02. I support the platform
03. An echo
04. Seven
05. Superman
Side b
06. Kitsch
07. God-me
08. Pleroma (part I)
09. Pleroma (part II)
10. Killer elite
God me (video)

M:ET
01. Introducing the flesh
02. Meat people
03. tape I
04. Next flesh
05. Meat is murder
06. tape II
07. Word/Flesh
08. Fleshdance
09. Meeting on May 3rd
10. tape III

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