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Bobby Conn - Homeland (Thrill Jockey, 20 -02-04)

di Gianni Avella e Edoardo Bridda

Bobby Conn è stato capace di guadagnarsi il rispetto di tutta l’intellighenzia post rock americana con una proposta che, apparentemente, ha poco o nulla a che vedere coi suoni “adulti” provenienti dalla Windy City. Il musicista infatti, con l’aiuto dei fidi Glass Of Gypsies, compone brani Glam-Discomusic all’apparenza lontani mille miglia dalle fosche lande di Louisville, eppure l’ascolto di pochi secondi di The Homeland, quarta uscita del menestrello prodotta dal post-deus-ex-machina John McEntire (Sea and Cake, Tortoise, Stereolab, Gastr del Sol…), mette subito in luce le cose.
Con le prime scosse di We Come In Pace, un frenetico boogie-blues benedetto da San Marc Bolan ma troppo tagliato con il compasso, l’asse sonico appena citato svela ai più attenti una funambolica girandola di stili che s’innestano come ficcanti strategie oblique nel ventre del formato canzone.
Dietro a lustrini, paillette e polvere di stelle, Conn siringa le spezie più disparate non curandosi minimamente se queste provengono dalla bancarella o dalle sale da Tè di Buckingham Palace; quelle dell’astuto neo Ziggy sono infatti ragnatele marziane sullo scacchiere retroilluminato travoltiano.
L’elettrock di We’re Taking Over The World, il funk di Cashing Objections, le sculettate Studio 54 di Relax e le sbarazzine canzoni nonsense come Bus No.243 e la parentesi “pseudo” seriosa di Home Sweet Home sono tutte superfici, lolly pop all’amarena, ma basta abbassare la zip per realizzare l’avan(t)spettacolo conniano: un teatro che si propone e si osserva intelligentemente beffardo, una scorza di pantomima che nasconde un motore quattro tempi di razza nel quale gli stilemi classici del rock vengono rivisti e corretti alla luce di una schizofrenia che è tutta (post) moderna. Avant funk, avant glam o post-glitter, post-disco, fate voi, Ordinary (word) Violence, ma accostate l’orecchio, rispetto ai rocker-frullatori attuali, il Nostro è un milkshaker di prelibatezze capace di coniugare il piacere dell’ascolto frivolo con le voglie di quella donna in preda agli appetiti della gravidanza che è il critico rock. Eh Eh… quell’organetto squadrato ha il retrogusto krauto? Quel coretto ha il sapore di Abba (We Come in Peace)? E quell’omaggio a Jesus Christ Superstar (We're Taking Over The World), Moroder e persino Snakefinger (Relax)? Vogliamo trovarci anche Meat Loaf o gli archi di Sgt. Pepper ma sì va… ci sono ci sono…
Conn Conn Conn! (7.2/10)

01. We Come in Peace 4:03
02. The Homeland 3:56
03. Laugh-Track 0:39
04. We're Taking Over the World 3:59
05. Shopping 0:38
06. Relax 4:33
07. Home Sweet Home 4:39
08. The Style I Need 3:50
09. Cashing Objections 5:21
10. Doctor & Nurse 0:19
11. Bus No. 243 2:58
12. Independence 0:34
13. My Special Friend 4:06 14. Ordinary Violence 5:15
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