
Bobby Conn è stato capace di guadagnarsi
il rispetto di tutta l’intellighenzia post rock americana con una proposta
che, apparentemente, ha poco o nulla a che vedere coi suoni “adulti” provenienti
dalla Windy City. Il musicista infatti, con l’aiuto dei fidi Glass
Of Gypsies, compone brani Glam-Discomusic all’apparenza lontani
mille miglia dalle fosche lande di Louisville, eppure l’ascolto di
pochi secondi di The Homeland, quarta uscita del
menestrello prodotta dal post-deus-ex-machina
John McEntire (Sea and Cake, Tortoise, Stereolab, Gastr
del Sol…),
mette subito in luce le cose.
Con le prime scosse di We Come In Pace, un frenetico boogie-blues benedetto
da San Marc Bolan ma troppo tagliato con il compasso, l’asse sonico appena
citato svela ai più attenti una funambolica girandola di stili che s’innestano
come ficcanti strategie oblique nel ventre del formato canzone.
Dietro a lustrini, paillette e polvere di stelle, Conn siringa le spezie
più disparate
non curandosi minimamente se queste provengono dalla bancarella o dalle sale
da Tè di Buckingham Palace; quelle dell’astuto neo Ziggy sono
infatti ragnatele marziane sullo scacchiere retroilluminato travoltiano.
L’elettrock di We’re Taking Over The World, il funk di Cashing
Objections, le sculettate Studio 54 di Relax e le sbarazzine canzoni nonsense
come Bus No.243 e la parentesi “pseudo” seriosa di Home
Sweet Home sono tutte superfici, lolly pop all’amarena, ma basta abbassare la zip
per realizzare l’avan(t)spettacolo conniano: un teatro che si propone
e si osserva intelligentemente beffardo, una scorza di pantomima che nasconde
un motore quattro tempi di razza nel quale gli stilemi classici del rock vengono
rivisti e corretti alla luce di una schizofrenia che è tutta (post)
moderna. Avant funk, avant glam o post-glitter, post-disco, fate voi, Ordinary (word) Violence, ma accostate l’orecchio, rispetto ai rocker-frullatori
attuali, il Nostro è un milkshaker di prelibatezze capace di coniugare
il piacere dell’ascolto frivolo con le voglie di quella donna in preda
agli appetiti della gravidanza che è il critico rock. Eh Eh… quell’organetto
squadrato ha il retrogusto krauto? Quel coretto ha il sapore di Abba (We
Come in Peace)? E quell’omaggio a Jesus Christ Superstar (We're
Taking Over The World), Moroder e persino Snakefinger (Relax)? Vogliamo trovarci anche
Meat Loaf o gli archi di Sgt. Pepper ma sì va… ci sono ci sono…
Conn Conn Conn! (7.2/10)