
Solo un ep, ma di una bellezza sconvolgente. Through The Sun Door, accreditato ai White Magic, vede in combutta la talentuosa chitarrista Mira Bilotte, la bassista Miggy Littleton e il batterista Andy Macleod. La prima proviene dai Quix*o*tic, la seconda ha un passato coi medesimi e con gli Ida (al momento presta i suoi servigi anche nei Blood On The Wall), l’ultimo è un versatile polistrumentista che si diletta con la chitarra, riconducibile al gruppo California Speedway.
Immergiamoci subito nelle sei perle di codesto dischetto. La prima parte, con il pianismo evocativo e le ardite altezze alla voce sperimentate da Mira, riporta alla mente la Joni Mitchell gloriosissima dei primordi (For The Roses certamente). Oramai la Bilotte può essere considerata alla stregua delle migliori vocalist chicagoane che dalla illustre californiana tanto hanno attinto nei nineties (Shannon Wright e Edith Frost su tutte). E a capacità compositive - i brani sono accreditati ai White Magic, ma sospetto sia lei la scrittrice vera della maggior parte del materiale -, Mira non ha da invidiare nulla ad alcuno.
La metà pianistica e (quasi)acustica di Through The Sun Door fa davvero faville: One Note Hit è una stupenda ballata jazz, smarritasi, o forse ritrovatasi, sulla via di Damasco del cantautorato femminile a la Mitchell, mentre la successiva Don’t Need, con la voce di Mira a giocare sorniona in bolle di country lezioso, conduce diretta diretta alle variazioni minimali di cui, da sempre, si compongono i capolavori pop nelle Quix*o*tic, mentre in Keeping The Wolves From The Door l’assunto stilistico basico (poche note per far tanta, vera, musica) ci appaga appieno. Quest’ultimo è, tuttavia, un episodio appena marginale nell'ep, i cui capolavori veri e propri si chiamano The Gypsies Came Marching After (potrebbe appartenere, per l’uso inventivo e però stringato del piano, all’ottimo lp Dyed In The Wool della Wright) e, soprattutto, Apocalypse: chitarre sature, a incastri perfetti quanto poveri, incedere hard boogie (a tratti ricordano persino i Tar di Roundhouse, esclusi i toni metallici).
In parole povere, un piccolo grande gioiello, cui la interpretazione perfetta di Mira conferisce anima e cuore. Con le sei canzoni contenute in quest’esordio, Mira Bilotte si inserisce di prepotenza fra le migliori songwriter degli ultimi anni.
(8.0/10)