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Valgrind - Not of this World ( cdr autoprodotto)

di Nicola Coppeta

Not of this World è a mio modesto avviso un bel disco brutal-death metal. Non è certo una rivoluzione nel genere, ma è davvero piacevole, ben strutturato, seppure con qualche pecca. Non entrerò nel merito delle oscure liriche di questo demo autoprodotto e mi limiterò ad un'analisi prettamente musicale.

I Valgrind utilizzano spesso (per quanto permesso da un demo composto da 5 tracce) introduzioni elettroniche, a volte epiche e decisamente oscure ed evocative. Parlando della opener Unressurected be Liar, forse il pezzo meglio riuscito di tutto l'album, sottolineo il dialogo azzeccato tra la ritmica della chitarra e la voce, gutturale e precisa negli attacchi, dialogo che diventa incalzante, supportato da una ritmica ben scandita che accelera in uno stacco grind, in cui batteria basso e chitarra sono rinchiusi da un cantato secco e martellante dapprima, volutamente trascinato dopo.

Una qualità che mi sento di porre in luce nelle composizioni dei Valgrind è sicuramente la presenza di assoli piacevoli e soprattutto ben dosati come durata, quindi non ridondanti, decisamente non stucchevoli, sempre azzeccati e di gusto, realizzati da una chitarra dall'esecuzione pulita, senza sbavature, dalle sonorità adatte al genere. Passiamo alla seconda traccia, Still Evocate, dall'intro sparata, che porta ad un riff thrash, che da solo regge, ma che purtroppo ritorna ad un inserto grind che spezza la continuità e che toglie l'aspettativa che il riff precedente aveva creato. Pregevole invece la seconda parte del brano, che si distingue per accelerazioni grind e decelerazioni death-thrash, fino ad un riff grind ripetuto all'ossessione, sul quale il cantante non canta ma narra, con timbro sofferto e con una cadenza estranea alla veloce melodia che accompagna la sfuriata di basso e batteria.

È una tipicità dei Valgrind strutturare i loro brani all'insegna dell'alternanza tra le strutture ritmiche e melodiche, forse un po' troppo ripetitive ma che comunque non sfigurano (come in Strategy of Confront) dando un'ottimo respiro al brano, prima in alto e poi giù nell'abisso, per poi risalire e riprecipitare. Troviamo un chiaro tributo ai Morbid Angel di Domination nell'intro della quarta traccia, Dark Dynast, lenta e pesante, caratterizzata dalla singolarità della struttura del primo assolo (il secondo è piuttosto scontato, almeno per il genere), sostenuto da un ritmato monotono ed insistente, dai continui rallentamenti e riprese. L'ultima traccia del demo, To Deshearte Future, è la più breve, decisamente frenetica, ma non paticolarmente di spessore rispetto alla prime tracce.

Riassumendo, il lavoro svolto dai Valgrind è sicuramente apprezzabile, dal punto di vista compositivo e dell'esecuzione, valorizzato da una varietà di strutture, anche se puntellata qua e là da ingenuità e perdite di tono. Purtroppo a loro sfavore gioca una registrazione non brillante, che toglie profondità ai suoni, rendendo il tutto troppo compatto, che porta troppo in primo piano la voce togliendo energia a chitarra e batteria, che risulta essere forse lo strumento più penalizzato.

(7.0/10)

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