Caratteri: [Small] [Medium] [Large]

Taxi_So Far - Mouse Music (autoprodotto, 2004)

di Stefano Solventi

Taxi_So Far sono un duo (o almeno credo) insidiato a Napoli che ha la spudoratezza di mettere insieme venticinque minuti scarsi di - son parole loro - "attacco spietato dell'infanzia ai danni della Maturità". Il loro livello di follia è evidente, però assolto/dissolto in un progetto di (stra)visione che al momento può contare più sui propositi che sui mezzi. Sono abili tuttavia a fare perno proprio su questa genuina allure lo-fi per indagare e ammantarsi di ulteriore fascino.
Mouse Music è il demo con cui si presentano al mondo: chitarra acustica, una tastiera semi-giocattolo, uno xilophono senza semi, la voce di un fantasma lubrico che ha sbagliato tempi e luogo dell'apparizione.
Cenni di psichedelia pastorale alla Pink Floyd (il bozzetto acustico sotto sedativo di Universal Polaroid, da qualche parte tra l'angoscia caliginosa di Wish you Were Here e la calligrafia decadente di Tenco), sordide allucinazioni electro-soul (la trama noir di Un Cadavere... Squisito, scherzetti adesivi di tastiera su bruma di basse frequenze, il timing approssimativo della voce come un reading dalla dimensione accanto), elucubrazioni sintetiche tra esotismo e minaccia (il tango post-atomico di Ming 1, i Depeche Mode in clausura a salmodiare inni di trascendenza e illuminazione, mentre nelle celle vicine ammuffiscono Clock DVA e Battiato, Art Of Noise e Ennio Morricone).
Eppoi la danza scheletrica di Night Club Babele, cascami wave assemblati in un frankenstein bieco, tra insidie ritmiche tremebonde, sospiri Gainsbourg in un campo di fragole e razzate aliene di passaggio. E a chiudere la lunga apocalissi sequenze & frequenze di La Partenza Intelligente, strategia di manopole e palpiti, rumori di sintesi e d'occasione, tentativo di sfondamento estemporaneo del muro della tranquillità che rimanda al Brian Eno all'arrembaggio dell'incubo moderno e ai Floyd schiacciati dalla percezione del futuro, per finire alla danza macabra in coda che si spegne in un barbaglio bossa (!?).
Un disco interessante, come avrete intuito, che pure lascia insoddisfatti, vuoi perché breve, vuoi perché la distanza tra intenzione e realizzazione è così tanta che non è facile capire quanto la pochezza dei mezzi sia più scelta estetica, contingenza o alibi. Avremo modo di chiarirci le idee più avanti giacché, a quanto sembra, siamo solo all’antipasto. Ed è una buona notizia.


(6,9/10)

 

01. Tema
02. Night Club Babele
03. Un Cadavere... Squisito
04. Ming 1
05. Universal Polaroid
06. La Partenza Intelligente
...
j.so_far@libero.it
gerrydef@tin.it