Snakioplatz è una parola
composta che deriva dalla fusione di due lemmi, vale a dire "Snakio" -
x - e "Platz" - y - dove x e y hanno per valore qualsiasi cosa
vi passi per la mente, e dove x + y sia esattamente il contrario di queste.
Oppure, più semplicemente, un significante senza significato. Il
non-sense, quindi, come linea programmatica: non esattamente una cosa
inedita, ma comunque un fatto coraggioso, almeno per una band emergente
come la loro.
Diamogliene atto.
Scena Underground di Mestre. Si comincia nel 2000, con il nome Slump,
con un cantante, attraverso sperimentazioni arroventate e nervose, notturne
e spaccatimpani allo stesso tempo. Poi si cambia il nome (Snakioplatz,
appunto) e si licenzia il cantante senza pudori: chitarra (Giuliano Da Re),
basso
(Massimiliano Vio) e batteria (Fabio Giaggio) in turbinii strumentali
hard-blues dementi, funk-dub malati, cambi di tempo sferzanti. Vederli suonare è ogni
volta un piccolo evento. Immaginarsi i Minutemen più scapestrati
con Zappa che - didietro - li importuna soffiando loro sul collo, Les
Claypool alla supervisione e gli MC5 pestoni che gli oscurano la visuale.
Arrivano date live, partecipazioni a concorsi locali (molto spesso pure
vinti) e registrazioni provette. Fino a quando non si decide di sfornare
un demo, - The Mo(ne) (CD-R autoprodotto, 2003)
- per raccogliere un primo assaggio delle loro schizofrenie soniche (L’Inutile
Stop/Poni,
7'' Limitato Avanti, Vai Maestro).
Il seguito del fortunato esordio è questo nuovo CD-R autoprodotto,
raro caso di concept interamente strumentale sul Greatest Spritz,
realizzato alla fine del 2004, comprendente la restante (e più ampia)
parte di repertorio. Ci sono innanzitutto i brani risalenti al periodo del
primo demo. Scimmia di Mogano attacca placida con l’arpeggio progressivo
della chitarra in bella evidenza, ma la brusca accelerazione in due tempi
porta verso atmosfere concitate, segnate da stacchi brutali, dub ultra-accelerati,
rielaborazioni cacofoniche e da un perenne gioco di basso sventrato,
schitarrato e abulico.
Footswitch procede enigmatico in un downtempo tribale per poi esplodere
furiosamente in una sorta di chorus Stooges-iano, con intermezzi a base
di basso Primus-ianamente scorticato, arpeggio isterico e batteria pulsante.
L’omonima Snakioplatz associa gli accenti swinganti della batteria
ai rombi inquieti della chitarra, raptus speed-metal sconsiderati allo
slap del basso iperteso, vortici strumentali turbinanti a stop-and-go svianti.
Quando il trio mette da parte le schizzate al limite dello spasimo, allora
diventa macchina di scorribande frenetiche in continua metamorfosi, dall’impianto
complesso e mai scontato (Asterisco), o panzer armonico di libera invenzione-rielaborazione
(Spaghetti all’Infrandito).
Nei due brani più recenti a prevalere è la sperimentazione
più sguaiata. Ci sono jazz-core imprevedibili, accoppiati con tapping
idioti di chitarra, rincorse diaboliche basso-rullante (Frank Zapping),
sburre elettrificate, voli chiassosi all’unisono e in controtempo,
intermezzi caraibici, jam rumoristiche (Cristina Xe un Genio).
Poco più di 20 minuti intensi e pazzoidi - colmi di idee strumentali
ardite -, per un mini-ep di formulazioni sgangherate, avvolte da un buonissimo
e genuino tiro, ma pure supportato da una discreta capacità compositiva.
Registrato in presa diretta e mixato al Puk Studio di Marghera (www.pukmusic.com), per 2 euro è vostro. Presente una traccia multimediale, con foto e video di alcune performance live, cioè laddove i tre raggiungono il loro nadir, e l’espressione giunge alla pienezza d’insieme.