
Raul Fernandez, in arte Refree, oltre ad essere un giornalista musicale è anche uno dei rappresentati più stimati della scena indipendente spagnola. Attivo sin dagli inizi degli anni ’90 (con alle spalle un disco pubblicato nel 2002, Quitamiedos), l’artista spagnolo giunge al secondo appuntamento con un lavoro personale e diafano, in cui fanno capolino andature latine e sonorità dalle inflessioni jazz (Inventario, La Trampa…); un album pregevole nelle scritture ma decisamente lacunoso nelle intelaiature acustiche: El Cuarto Deseo, Ultimo Recordo e Refree i l’Astròleg sono passaggi che mancano, infatti, di spessore e brillantezza.
Stessa cosa per
Raisa, che acquisisce maggiore smalto soltanto nel finale. Ma
fate attenzione
però, perché Nones – tipica espressione catalana paragonabile
alla nostra “ninnananna” – racchiude anche delle buone esecuzioni
di concezione “pop & folk”, scampoli di piacere che prendono
il nome di Palabras Mayores, Como En Los Días Corrientes, El Hueco,
Padres y Nones e Les Soldats Perdus, una fulgida ballata pianistica che
si fregia di una ritmica sobbalzante e di uno squisito suono di fisarmonica.
Risultato di una meticolosa registrazione (chitarre, violini, trombe…)
e di preziose collaborazioni (Irene Tremblay, Oliver Mellano…), il disco
passa in rassegna dodici composizioni che si alimentano di un sopito romanticismo
crepuscolare e di una sterile modernità: canovacci di forma-canzone
plasmati su modelli di cantautorato popolare, italiani e francesi, che
prendono le opportune distanze dal mondo anglosassone; quarantacinque minuti
di armonie
educate ma ruffiane, dove Raul Fernandez canta in spagnolo e racconta -
con autentico vezzo poetico - storie di ordinaria realtà (madri single,
disastri familiari, un padre che aspetta sveglio il ritorno della figlia
da un party, la fine della gioventù…) che uniscono brutalità e
innocenza, indifferenza e pathos, come la copertina del cd disegnata da
Francoiz Breut.
(5,8/10)